Nuovo Governo Berlusconi simile al modello Sarkozy basato su esperti e anche esponenti di sinistra?

E' lo stesso Berlusconi a parlare di 'modello Sarkozy', che però va citato con una premessa d'obbligo: 'Il modello Sarkozy lo abbiamo inaugurato noi'. Ça va sans dire



Silvio Berlusconi lascia intuire aperture politiche del tutto inattese, che guardano oltralpe all'amico Sarkozy, il primo a raggiungere telefonicamente il Cavaliere per congratularsi della grande vittoria. Telefonata "lunga e bellissima", fa sapere chi l'ha ricevuta, alla quale sarebbero seguite "vive felicitazioni" per iscritto da parte del titolare dell'Eliseo, congiunte dalla volontà di avviare una "concertazione molto stretta" con il nostro paese, che secondo Sarkozy potrebbe divenire il "partner essenziale" già la prossima estate, quando alla Francia toccherà il turno semestrale di presidenza Ue.

Ed è lo stesso Berlusconi a parlare di "modello Sarkozy", che però va citato con una premessa d'obbligo: "Il modello Sarkozy lo abbiamo inaugurato noi". Ça va sans dire. 
Il riferimento del premier in pectore sarebbe alla nomina di Giuliano Amato alla Convenzione europea, confermata durante la legislatura 2001-2006. Il leader del Pdl pensa a particolari "competenze tecniche" di personalità del centrosinistra di cui potrebbe usufruire il prossimo esecutivo, come spiegato nel discorso al termine del vertice di Palazzo Grazioli.

In mattinata, Berlusconi aveva fatto il punto sulle priorità del nuovo governo, e guardando fuori dal giardino di Arcore l'accenno era a un "drappello di preminenza" nel Consiglio europeo, così da far contare l'Europa nel mondo", perché "dobbiamo costruire un drappello di preminenza che, dopo una fase di apatia, faccia riprendere la leadership dell'Europa".

Un uomo di larghe vedute e di respiro europeo, dunque, il Caimano delle prime ore post-voto. Per la verità, più che Caimano, ancora una volta sorprendentemente camaleontico. E che nella sua prima conferenza-stampa da vincitore, rispondendo alla domanda di un giornalista, aveva già fatto sapere che, in fondo, la tanto glorificata "Commissione Attali" (di cui la sera, nel tepore della sua casa, il Berlusconi travestito da statista dice di aver letto tutta la documentazione prodotta) fin qui non è che avesse espresso elementi di novità, in fatto di economia e amministrazione dello Stato, tali da meritare tutta l'attenzione dedicatale. Ma adesso arriva lui, e ne vedremo certamente delle belle.

Il nuovo profilo berlusconiano non finisce qui.
Entrando nel terreno della politica interna, il Cavaliere mette subito le cose in chiaro: nell'esperienza di governo che attende la coalizione di centrodestra ci saranno "momenti difficili", e servirà "un forte rinnovamento per fare le riforme necessarie"; riforme necessarie che avranno anche "contenuti di impopolarità". Tempi duri per l'Italia, anche se, con gli scenari che pian piano vanno configurandosi, non sembra una notizia.

Nessuna ulteriore anticipazione invece inerente le nomine dei ministri. In tal senso Berlusconi crede di essersi già spinto "troppo avanti", per questo ricorda a tutti che "è il capo dello Stato a nominarli su proposta del presidente del Consiglio, e io non lo sono ancora". Indiscrezioni, però, come è naturale che sia, iniziano a circolare.

Da controllare con particolare attenzione la posizione che in questo gioco di poltrone assumerà la Lega, forte più che mai del clamoroso successo uscito dalle urne. Umberto Bossi si prepara ad assumere un ruolo di primo piano nel governo, pur se non direttamente, viste le condizioni di salute non ottimali, ricordate in campagna elettorale (poco elegantemente) anche dal suo alleato. Il Senatùr resta comunque in corsa per il dicastero delle Riforme e la candidatura a vicepremier, l'unica anima presentabile del suo partito, vale a dire l'ex ministro del Welfare Roberto Maroni. Per il capogruppo uscente del Carroccio a Montecitorio sembra infatti allontanarsi il Viminale (ipotesi ufficiosa delle prime ore successive al voto), e avvicinarsi invece una sorta di super.dicastero economico, naturalmente in comproprietà strettissima con Gulio Tremonti, da molta stampa stilizzato quale il nuovo Gianfranco Miglio, seppur politicamente legato da anni a Forza Italia. D'altra parte, l'accorpamento di un certo numero di ministeri appare inevitabile, visto che quelli "con portafoglio" non potranno essere più di dodici.

Dentro il Pdl, zona An, a fare un nome ci pensa Gianfranco Fini, che lancia una delle sue punte di diamante: "Berlusconi conosce già le personalità di An. Per la sua indiscussa professionalità, ritengo che Giulia Bongiorno sarebbe un ottimo ministro della Giustizia".

Ti è piaciuto questo articolo?





Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
Fonte: pubblicato il