Vitamine e integratori alimentari: gli effetti non fanno così bene secondo nuove ricerche

Secondo uno studio dell'università di Copenaghen gli integratori aumentano il rischio di morte precoce



Sembra che gli integratori alimentari e le vitamine aumentino il rischio di una morte precoce. In particolare la A e la E, non farebbero sempre bene al nostro organismo, la loro eventuale assunzione dovrebbe sempre avvenire con cautela, preferibilmente sotto controllo medico.
 
Viene sfatato così uno dei riti della vita moderna, occidentale. Sono sempre di più infatti le persone che insieme a fare jogging o alla palestra, coniugano un'alimentazione sana o dietetica che prevede anche un pugno di pilloline colorate, come prevenzione di malattie, disturbi e mali di ogni genere. La notizia rilanciata anche dal canale televisivo Bbc, ha fatto notevole scalpore oltremanica. Nel Regno Unito secondo le ultime statistiche, una donna su tre e un uomo su quattro fanno uso di integratori vitaminici, per un totale di 12 milioni di abitanti. Le proporzioni sono comunque analoghe in altri Paesi.

E’ bene però evidenziare il fatto che non c'è assoluto accordo su tale allarme: le associazioni dei produttori di vitamine e di altri integratori,anche in Italia, smentiscono il parere della ricerca, definendola inutilmente "allarmistica". Ma questo è comprensibile, dati gli enormi interessi economici di un mercato che vale, solo in Gran Bretagna, quasi mezzo miliardo di euro l'anno.

Da fonti ufficiale però, il ministero della Sanità britannico, appoggia in linea di massima i risultati dello studio, consigliando ai consumatori di evitare di prendere ampie dosi di integratori, cercando piuttosto di ricevere dal cibo le vitamine di cui la gente ha bisogno, "C'è la necessità di esercitare prudenza nell'uso di alti dosi di integratori purificati di vitamine, incluse vitamine antiossidanti, e di minerali. Il loro impatto sulla salute a lungo termine potrebbe non essere stato completamente accertato e non si può garantire che essi siano privi di rischi".

La polemica, già innescata l'anno scorso da uno studio simile pubblicato sul Journal of the American Medical Association, non si concluderà tanto presto. Sostenere che le vitamine non fanno sempre bene, e che addirittura in certi casi accorciano la vita, significa mettere nel mirino un totem del nostro tempo. Nello specifico la ricerca proviene dell’Università di Copenaghen, che hanno riesaminato 67 studi comparati sull'argomento, coinvolgendo 233 mila partecipanti, uno dei campioni più vasti mai analizzati in materia, confrontando lo stato di salute di chi ha assunto integratori vitaminici con chi ha invece preso soltanto un placebo o non ha avuto alcun trattamento.

Finanziata e pubblicata dalla Cochrane Collaboration, la ricerca ha concluso che "non c'è nessuna prova convincente" che gli integratori riducano il rischio di ammalarsi e di morire, mentre vi sarebbero prove che alcune vitamine in particolare possono interferire con le difese naturali del corpo umano, "aumentando la mortalità". Pur senza trovare una risposta al perché questo accade, la ricerca degli scienziati danesi associa la vitamina A a un 16 per cento di aumento della mortalità, il betacarotene a un 7 per cento di aumento di rischio di morire e la vitamina E a un 4 per cento. La vitamina C non sembra avere alcun effetto, né positivo, né negativo: gli studiosi osservano che maggiori ricerche sono necessarie per appurarne le conseguenze, così come per il selenio.

In sostanza, scrive il professor Goran Bjelakovich, che ha guidato l'indagine presso l'università di Copenaghen, "non abbiamo trovato alcuna prova che prendendo integratori antiossidanti si riduce il rischio di morte precoce per persone sane o malate. Anzi, i risultati mostrano che i soggetti a cui sono state somministrate betacarotene, vitamina A e vitamina E evidenziano un aumento dei tassi di mortalità".

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Fonte: pubblicato il