Il canale Europa 7 di Francesco di Stefano ha il diritto alle frequenze di Rete 4 per decisione UE

Dopo anni di battaglie legali finalmente l'emittente Europa 7 ottiene il diritto di poter trasmettere sulle frequenze di Rete 4 in modo unico



Nessun tentativo di rinvio alle autorità italiane in merito al "caso Europa 7"... l'emittente di Francesco di Stefano che una recentissima sentenza della Corte europea di Giustizia del Lussemburgo ha giudicato come l'unica TV che deve utilizzare le radiofrequenze assegnate invece a Rete 4 di Mediaset (il gruppo mediatico che fa capo proprio al leader del centrodestra Berlusconi).

Ecco il testo integrale della risposta fornita dalla Kroes, proprio il 15 aprile, agli europarlamentari di sinistra (Giusto Catania, Roberto Musacchio, Umberto Guidoni, Claudio Fava, Monica Frassoni, Giovanni Berlinguer, Pasqualina Napoletano, Vittorio Agnoletto, Vincenzo Aita, Luisa Morgantini e Giulietto Chiesa) che chiedevano come intendesse "agire la Commissione europea per porre termine alle violazioni riscontrate dalla Corte e fare rispettare il diritto comunitario":

"La sentenza della Corte di giustizia nella causa C-380/05 faceva seguito a una domanda di pronuncia pregiudiziale ai sensi dell'articolo 234 TCE, con cui il giudice nazionale del rinvio, il Consiglio di Stato italiano, poneva una serie di quesiti riguardo alla compatibilità con il diritto comunitario della normativa nazionale che disciplina il settore della radiodiffusione televisiva su frequenze terrestri e, in particolare, del regime transitorio in favore delle reti esistenti.

Il Consiglio di Stato dovrà applicare l'interpretazione del diritto comunitario fornita dalla Corte di giustizia sui fatti della controversia in questione, che riguardano una richiesta di risarcimento del danno che la Centro Europa 7 sostiene di aver sofferto per il fatto che non le sono state assegnate, dai convenuti nella causa principale, le radiofrequenze terrestri in tecnica analogica necessarie per svolgere l'attività di diffusione di programmi radiotelevisivi.

Per quanto concerne la violazione delle direttive relative al nuovo quadro normativo per le reti e i servizi di comunicazione elettronica , la Commissione ha avviato nel luglio 2006 una procedura di infrazione contro l'Italia ai sensi dell'articolo 226 TCE, relativamente alla legislazione italiana che disciplina il passaggio dalla tecnica di trasmissione terrestre analogica a quella digitale . La Commissione ha portato avanti la procedura di infrazione notificando all'Italia, nel luglio 2007, un parere motivato ai sensi dell'articolo 226 TCE.

Pertanto, occupandosi delle disposizioni nazionali sopra citate nel contesto della procedura di infrazione ai sensi dell'articolo 226 TCE, la Commissione ha già intrapreso un'azione per porre termine alle violazioni e controllerà che la decisione della Corte di giustizia sia pienamente applicata dall'Italia.".

Da oggi lo Stato italiano dovrà quindi attenersi alla sentenza, qualunque governo sia in carica ( il verdetto del consiglio di Stato è atteso per i primi giorni di Maggio, quando ancora non sarà in carica il nuovo governo Berlusconi), altrimenti entrerà in vigore una nuova "Procedura di infrazione", che andrà a sommarsi a quella già emessa per colpa della Legge Gasparri sul sistema dei media. Insieme, le due procedure potrebbero costare ai contribuenti italiani qualcosa come 5 miliardi di euro: altro che "Tesoretto" da elargire per ridurre tasse a aumentare i salari!

Forse era a queste sentenze che si riferiva in qualche modo anche il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, quando esplicitava il suo "Manifesto" in tema di conflitti d'interessi, riforma del sistema dei media e regole antitrust, una specie di editto per l'avvio della nuova legislatura guidata dal suo fraterno amico e socio in affari Berlusconi:

"Siamo all'indomani delle elezioni politiche e noi ci auguriamo che il nuovo governo del Paese, che potra' contare su una maggioranza solida, sottrarra' la questione televisiva a quella dimensione di arma politica e strumento di ricatto a cui era stata ridotta in questi ultimi due anni. Non si spiega  altrimenti un disegno di legge (Gentiloni, ndr) che - se approvato - avrebbe minato alla base la nostra capacita' di restare competitivi sul mercato. Quel duopolio che la Gentiloni voleva distruggere era gia' stato superato, in modo fisiologico, dal mercato e dalle nuove forze imprenditoriali che negli ultimi anni si sono presentate sulla scena italiana.

Speriamo in nuovo regole e discipline di settore che finalmente inseriscano la comunicazione
nell'agenda delle priorita' nazionali per lo sviluppo del Paese, che non si limitino a visioni semplicemente antitrust e di mortificazione delle energie imprenditoriali. Le norme di legge dovrebbero essere poche, di ispirazione europea, chiare ed essenziali. Alla loro declinazione sul campo sono deputate le autorita' di garanzia di settore, che hanno dimostrato peraltro di sapersi
muovere senza condizionamenti e con velocita'.

Se questa sara' la direzione politica, se tutti i soggetti industriali in campo potranno sentirsi incoraggiati a realizzare i loro progetti, anche il tema del conflitto di interessi cessera' di essere
centrale e assumera' i suoi naturali connotati di rischio da controllare e gestire sulla base delle leggi esistenti''.

Insomma, vinte le elezioni, il partito-azienda di Berlusconi, ora nuovamente e saldamente in sella a Palazzo Chigi, verrà messo alla prova dei fatti che più hanno suscitato incubi e contrarietà a tutta la sua famiglia: conflitto di interessi, regole antitrust nel settore dei media, assegnazione delle frequenze, apertura del mercato a più soggetti, secondo i principi dell'economia liberale e le leggi europee.
Berlusconi vince in Italia, ma perde in Europa, tanto che nel giorno del suo trionfo, martedì 15 aprile, all'insaputa dell'opinione pubblica generale, il titolo Mediaset, anziché festeggiare con un aumento, perdeva quasi 4 punti in Borsa, perché gli operatori avevano avuto "sentore" della risposta della Commissaria Kroes e vedevano nubi sul futuro del gruppo, in vista della sentenza del Consiglio di stato che dovrà riunirsi il 6 Maggio.

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Fonte: pubblicato il