Bossi ministro delle Riforme e Maroni agli Interni, ma Berlusconi frena tutti

Il Premier blocca tutti con le dichiarazioni che ancora è tutto da decidere e nessun Ministro è sicuro



Gia nell'incontro tra Berlusconi, Tremonti e gli esponenti della Lega Bossi, Calderoli e Maroni si era intuito che ci sarebbe stato uno stop da parte del Premier.

L'immagine che era stata data dell'incontro sembrava infatti più che altro una sorta di benevola irruzione nella villa del padrone, dalla quale le camicie verdi erano uscite con aria trionfante e pugni chiusi in segno di vittoria, rivolti verso alcuni militanti giunti con tanto di cartelli con scritto "Il sogno continua".

Strategiche dunque erano sembrate le confessioni rilasciate dal Senatùr davanti ai taccuini, per tentare di inchiodare da subito il futuro premier: "Abbiamo ottenuto quello che volevamo". Vale a dire Roberto Calderoli vicepremier più tre ministri, lo stesso Bossi alle Riforme, Maroni agli Interni e l'assessore veneto Luca Zaia alle Politiche Agricole, che in queste ore si era già calato nel personaggio, rilasciando una dichiarazione "pacificatrice": "L'etimologia della parola ministro è "servitore", una parola che indica più di ogni altra lo stile di vita, a servizio degli italiani, che a mio modo di vedere deve avere un politico che assume questo incarico".

Il paradosso di un esponente della Lega che, in procinto di compiere il "grande salto", promette di mettersi "al servizio degli italiani", è un po' il segno dei tempi di questa Italia risvegliatasi ben diversa da come era (o meglio, si credeva fosse) prima del voto dello scorso 13 e 14 aprile. E diversa soprattutto proprio per l'exploit del partito del Carroccio il cui elettorato, a quanto dicono i rilevamenti del secondo molti infallibile prof. Renato Mannheimer, attualmente risulta composto da un 40% sensibile alle questioni fiscali, un buon 20% a quelle xenofobe, un 30% di riflusso attraverso i "vasi comunicanti" tra Lega e Forza Italia (attivi sin dal 1994), e un residuale 8-10% proveniente da un fascia politica e sociale quasi del tutto nuove, e per gran parte, soprattutto al Nord, arrivato all'improvviso da sinistra. Che fosse improvviso, lo hanno dimostrato a poche ore dall'esito delle urne le facce di evidente sorpresa mostrate da quello stesso gruppo dirigente arrivato una settimana dopo ai cancelli di Arcore consapevole della propria forza.

Ma il Cavaliere, come era prevedibile, li gela. "Non c'è ancora nulla di deciso. Tutto si concluderà quando avrò l'intero panorama chiaro, spiega infatti Berlusconi intervenendo a proposito della composizione della squadra di governo, sulla quale annuncia che "ci saranno sorprese". Quindi chiosa tornando sulle sue dichiarazioni della scorsa settimana, quando ricordò come l'esecutivo debba essere certificato prima di tutto dal Capo dello Stato. "Sarò io a sottoporre i nomi della squadra, formata da una sessantina di persone, al presidente della Repubblica".

C'è poi un altro nodo da sciogliere, e uno tra i più intricati, che chiama in causa proprio la Regione Lombardia e il suo presidente Roberto Formigoni. Per il governatore lombardo la presidenza del Senato (da lui esplicitamente richiesta, in alternativa gli Interni) sembra ipotesi ancora percorribile , mentre proprio quella del Viminlae sembra tramontare definitivamente. Ancora aperta invece per lui la strada di un "superministero", che accorpi Attività produttive e Commercio estero, con in più una delega per l'Expo del 2015. Come si comprende questione non da poco quella del posizionamento di uno dei leader riconosciuti di Comunione e Liberazione, che non a caso fa slittare almeno di ventiquattro ore l'incontro inizialmente previsto per lunedì.

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