Sicurezza in Italia: nuova legge? I partiti politici si confrontano così come i candidati sindaco

Scontri politici sulla questione sicurezza in Italia. Specialmente dopo i fatti di sabato scorso a La Storta



A Maroni, che oltre a rilanciare i City Angels ha anche riflettuto sulla necessità di rinegoziare, con un confronto con l'Ue, le norme sulla libera circolazione dei cittadini comunitari (il riferimento era soprattutto all'immigrazione dell'est Europa), ha risposto il leader dell'Italia dei Valori Di Pietro. L'ex pm ha evidenziato il carattere di incostituzionalità delle ronde che realizzerebbero il principio che "la polizia privata si possa sostituire alle istituzioni pubbliche". Di Pietro ha poi precisato la differenza esistente fra questa forma di giustizia fai da te e l'apporto che sul terreno della sicurezza può provenire dalla cittadinanza: "se si intende che i cittadini possono segnalare alle Autorità situazioni di pericolo, bene, quello lo faccio anch'io. Ma se si intende invece che i cittadini possono imbracciare direttamente loro i fucili, allora il discorso cambia e diventa inaccettabile".

Di Pietro è voluto tornare sul tema più generale della sicurezza e della legalità ricordando come il suo partito da sempre ne abbia fatto una bandiera di riferimento, tanto da spiegare secondo molti opinionisti una parte del consenso conquistato nelle recenti elezioni, e ha proposto la sua ricetta. Aumentare del 30 per cento le risorse finanziarie per le forze dell'ordine e il personale che assiste i magistrati, offrire una maggiore presenza sulle strade della polizia e dei carabinieri, ridurre il processo da tre a due gradi, dare la possibilità di applicazione della pena in via anticipata dopo la sentenza di primo grado, garantire la certezza della pena e aumentare e migliorare il sistema carcerario. Di fatto, una riforma della gestione della sicurezza ma anche dell'intero edificio della giustizia, il cui "sfacelo" è da ricondurre "al centrodestra e alla politica di Berlusconi".

Sul tema è intervenuto anche l'ex prefetto, oggi deputato democratico Achille Serra. "E' ingiusto accusare Veltroni", ha detto, ricordando come sia stata "efficace" l'azione del governo di Roma "con Veltroni sindaco". Una risposta al centrodestra che ha sparato a palle incatenate verso la vecchia amministrazione del Campidoglio, soprattutto ieri per voce del sindaco milanese Moratti. Una accusa che ha provocato la replica del diretto interessato. "Non capisco perchè - ha detto Veltroni - se un caso di violenza sessuale avviene a Roma è colpa dell'amministrazione locale mentre se avviene in qualsiasi altra città è colpa del Governo". Secondo Veltroni molte responsabilità vanno individuate proprio nella legge Bossi-Fini. Il vero problema, secondo lui, resta quello di "riuscire a garantire l'accoglienza e la legalita'", evitando un uso politico di "brutti" fatti di cronaca, nei quali alla fine "nessuno piu' parla delle donne violentate".

La politica romana. Proposte e controproposte, accuse e contro accuse. E' sempre più infuocato il confronto fra Alemanno e Rutelli, con il primo candidato del centrodestra che avanza l'idea di istituire un "commissario governativo per la sicurezza", motivandola con il dato che "i poteri del sindaco non sono sufficienti". Secondo l'esponente Pdl il commissario potrebbe e dovrebbe riassumere in se "i poteri dello Stato e degli Enti locali e lavorare a un vero patto della sicurezza per la capitale". Una strada che appare impercorribile per Rutelli, che al contrario ha prospettato l'ipotesi che sia proprio il primo cittadino a rivestire un ruolo da protagonista in materia. "Attiverò e guiderò personalmente le politiche per la sicurezza di competenza del Comune di Roma", ha detto l'ex sindaco in corsa per guidare per la seconda volta la capitale. Rutelli non ha perso tempo e ha annunciato di aver già costituito, con un incontro tenutosi nel primo pomeriggio di oggi, una commissione consultiva che rafforzi l'attività di coordinamento e di proposta del Comune in materia.

"Personalità di alto profilo istituzionale e di comprovata esperienza e autorità nel campo della prevenzione e della sicurezza pubblica": è questo il profilo dei membri chiamati dall'aspirante sindaco ad aiutarlo in un tentativo con cui comunque "non si intende in alcun modo sovrapporsi alle funzioni del Comitato provinciale per la sicurezza dell'ordine pubblico". I loro nomi sono noti: l'ex generale Mantini, il genrale Siragusa, l'ex capo di stato maggiore dei carabinieri Venditti e il presidente uscente della commissione Antimafia Forgione. Un ausilio che si rende necessario perché "il sindaco avrà compiti speciali e trasversali e quindi avrà il dovere di dotarsi di strumenti adatti", ha spiegato Rutelli, che ha promesso di rendere Roma "la capitale della sicurezza", partendo dalla riorganizzazione della presenza nomade, che "oggi come tale non è più sostenibile". Il tutto rispettando le varie sfere di competenza e coinvolgendo i vari soggetti istituzionali, oltre che in "pieno dialogo con il governo", ha specificato l'esponente Pd.

Le donne nella politica: è polemica sul braccialetto. Ad infiammare gli animi politici soprattutto nel centrodestra è stata anche la proposta avanzata da Rutelli di dotare le donne di un braccialetto elettronico "gratuito e messo a disposizione del Comune" contro possibili forme di violenza che invierebbe, schiacciando un pulsante, un sms di soccorso direttamente al posto di polizia più vicino. Se l'idea piace alla ex ministra Lanzillotta, perché sarebbe "uno strumento di prevenzione e di tutela", per le colleghe deputate del Pdl è completamente da scartare. Una trentina di loro per contestarlo si sono incatenate a la stazione La Storta, teatro della violenza di sabato.

Ti è piaciuto questo articolo?





Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
Fonte: pubblicato il