Prestito per Alitalia dal Governo di 300 milioni. Aspettando cordata banca e imprese

Ingente prestito del Governo ad Alitalia: una società che brucia 1 milione al giorno sarà in grado di restituirne 300?



Alitalia brucia 1 milione di Euro al giorno, con un bilancio che pare un incubo: come si può immaginare che possa restituire 300? Ma ciò che appare paradossale, anche se in perfetto stile bipartisan, sono le dichiarazioni di Prodi: "L’onorevole Berlusconi ha chiesto di provvedere ad un prestito ponte più sostanzioso di quel che avevamo prospettato". Infatti pare che inizialmente Prodi e l'uscente ministro dell'Economia Padoa-Schioppa limitassero il "prestito" a circa 150 milioni. Poi deve essere arrivata la telefonata del Cavaliere.

Pensare che proprio a quest’ultimo va addebitato il passo indietro di Air France-Klm, sulla base delle fantasie da cordata italiana. Insomma l’ennesima boutade da campagna elettorale. Nonostante tutto però, colui che ha come sogno quello di passare alla storia come “statista”, dichiara che “sarebbe stato meglio lasciare al governo attuale di concludere con Air France. È una patata bollente tra le mani, ma interesse nazionale è non perdere la compagnia di bandiera. Questo per orgoglio nazionale e per interesse economico”.

La vicenda Alitalia ha dell'incredibile oltre che essere tremendamente emblematica delle concezioni localistiche economiche italiane, delle mosse in stile "furbetti del quartierino" e del protezionismo cui si ispira senza nemmeno nasconderlo molto. Così, tanto l'uscente governo che quello che a breve si insedierà, si fanno in quattro in nome del patriottismo in tricolore fantasticando sulle sorti di una società che secondo molti commentatori anche internazionali è sicuramente destinata a portare i libri contabili in Tribunale. Infatti, basti vedere le reazioni dei mercati, che proprio non ci credono e che, nonostante il maxi prestito e l’interesse di Aerflot, lasciano andare sotto di tre punti teorici il titolo.

Dalle pagine di La Repubblica Giuseppe de Rita, sociologo del Censis, sostiene che “al Nord si punta allo sviluppo spontaneo del mercato, mentre al sud arrivano i miliardi ma non sanno usarli per lo sviluppo". In realtà pare che il denominatore comune sia uno per tutto il territorio nazionale: clientelismo e denaro a pioggia. Alitalia è solo uno dei tanti. Ce n’è per la Tav e il ponte sullo Stretto di Messina nel futuro programma del Pdl, ce n’è per le varie emergenze che immancabilmente non si risolvono e che divorano milioni di Euro, ce n’è per leggi “straordinarie” per il salvataggio di compagnie da salvare. Ricordiamo tutti il caso Parmalat, il crack finanziario e la legge Marzano, mentre i risparmiatori ancora aspettano.

Come aveva ipotizzato il ministro dell'Economia Padoa-Schioppa, la legge Marzano torna infatti in auge con Alitalia ad un passo del fallimento. La legge, che prevede interventi per salvare grandi imprese in stato d’insolvenza e che fu ispirata dai casi Parmalat e Cirio, viene rispolverata oggi più che mai dopo il nulla di fatto con i francesi di Ari France-Klm. Sarà difficile, infatti, evitare la dichiarazione dello stato di insolvenza. Va da se che la conseguente amministrazione straordinaria avrebbe 180 giorni per stendere un convincente piano di ristrutturazione. Guarda caso i 300 milioni dovrebbero bastare per dare un po’ di ossigeno fino alla fine dell'anno.

Ma queste previsioni non sembrano coincidere con quelle del futuro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che rifiuta categoricamente l’accusa di essere responsabile per il dietro front francese di Spinetta addebitandolo ai sindacati.

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