Marijuana e cannabis: coltivare per proprio utilizzo è reato secondo la Cassazione

Respinto il ricorso del ragazzo condannato per utilizzo e coltivazione di droga. Quest'ultima è reato anche per usi personali



La Corte di Cassazione ha confermato una volta per tutte che è perseguibile penalmente la coltivazione domestica anche di una sola piantina di cannabis.

In questo modo la Suprema Corte presieduta dal Primo presidente Vincenzo Carbone ha sposano la linea proibizionista e più intransigente nella repressione della coltivazione di piccoli quantitativi di marijuana, in contrasto con decisioni precedenti - prese dalle sezioni semplici della stessa Cassazione - che avevano invece depenalizzato il comportamento di chi coltiva qualche piantina.  

Nella sua requisitoria, il rappresentante della Procura della suprema corte, Vitaliano Esposito, aveva invece chiesto questa mattina, alimentando le speranze degli antiproibizionisti, di non considerare penalmente perseguibile la coltivazione domestica. Ma il suo parere non è stato preso in considerazione.

La decisione della Suprema corte è stata chiamata a decidere sul contrasto giurisprudenziale generato sulla punibilità per chi coltiva piante di cannabis.

In chiave giuridica la IV sezione penale aveva così inquadrato i termini della questione: "Se la condotta di coltivazione di piante, dalle quali sono estraibili sostanze stupefacenti, sia penalmente rilevante anche quando sia realizzata per destinazione del prodotto ad uso personale". Su questo argomento la Cassazione si era espressa più volte in senso favorevole ai coltivatori, ma a gennaio di quest'anno c'è stato il cambio di linea con la sentenza n. 871 della Suprema corte che ha infatti sancito che basta coltivare una sola piantina di cannabis per commettere reato, non importa se sul balcone o nel giardino. Per questo la questione è approdata al Collegio esteso che stasera metterà la parola fine a questa confusa pagina di giurisprudenza.

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