Controllo fiscale imprese congrue e che rientrano in studi di settore: vi può essere lo stesso

La vicenda di un bar dimostra come siano legittimi i controlli fiscali anche per chi risulta essere in regole secondo il software dell'Agenzia delle Entrate



Gli accertamenti fiscali operati dall'Agenzia delle Entrate risultano legittimi anche per chi è congruo con gli studi di settore effettuati con il software Gerico. Quest'ultimo infatti potrebbe essere usato ingiustamente.

La vicenda sottoposta al vaglio dei giudici derivava dall'impugnazione da parte di una società che gestiva un bar di tre avvisi di accertamento, giustificati dall'inattendibilità delle rimanenze di magazzino per mancanza delle relative scritture contabili e dalla constatazione di "significative e continue perdite di esercizio".
L'ufficio aveva, pertanto, ricostruito il magazzino e determinato i reali ricavi in maniera indiretta, applicando al costo del venduto una percentuale di ricarico ponderata rispetto alla tipologia dei beni ceduti e conforme rispetto ad altre attività similari esercitate nella stessa zona.

I ricorsi introduttivi venivano accolti dalla Commissione provinciale con motivazione meramente apparente in quanto dai fatti di causa non apparivano "indizi gravi, precisi e concordanti, emergenti da un magazzino inattendibile e da gravi manchevolezze accertate nelle scritture contabili e nei documenti fiscali".
L'appello dell'Agenzia censurava le sentenze di primo grado, sottolineando che nel caso concreto era emersa "una posizione soggettiva anomala rispetto alla media del settore di appartenenza, anche in ragione della presenza di un indice di sospetta coerenza economica".

Nello specifico, l'attività di bar era esercitata in forma societaria in zona centrale, con personale dipendente, con elevato flusso di clientela e diversificata offerta di servizi e le rimanenze erano state quantificate in modo errato e ciò giustificava pienamente la ricostruzione indiretta dei ricavi non dichiarati.

I giudici fiorentini, riunendo in via preliminare i tre appelli, hanno riformato le sentenze di primo grado, rigettando i ricorsi della società.

Con una motivazione articolata, il collegio ha rilevato come dalla documentazione agli atti del fascicolo processuale emergeva "in maniera chiara ed inequivocabile la prudenza, frutto di un adeguato ragionamento, adoperata dall'Agenzia delle Entrate nella rideterminazione del ricarico ponderato confrontato con quello medio riscontrato nel settore di appartenenza e nella ricostruzione del reddito. Ha utilizzato con tutte le cautele del caso gli stessi dati dell'impianto contabile e gli stessi prezzi forniti dalla società; è stato ottenuto un risultato completamente differente da quello dichiarato … con l'aggravante della inattendibilità delle giacenze di magazzino".

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