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Stipendi in Italia non crescono a livello mensile. Poco a livello annuale

Gli aumenti percentuali degli stipendi non riescono a stare dietro a quelli dell'inflazione. E peggiora di anno in anno



L’aumento registrato nel periodo gennaio-marzo 2008 è del 2,6 per cento rispetto all’anno precedente. Lo stallo delle retribuzioni orarie contrattuali relativo all’ intera economia di marzo rispetto a febbraio è dovuto alla limitata incidenza delle applicazioni contrattuali avvenute: in particolare, si tratta dell’ aumento tabellare per i dipendenti dell’ industria della concia, della corresponsione di specifiche indennità in alcuni contratti provinciali dell’edilizia, come pure dell’ accordo attività ferroviarie settore indotto.

L’Istat segnala inoltre che a marzo sono state siglate le ipotesi d’intesa relative ai contratti delle industrie grafiche, dell’ editoria giornali e delle radio e televisioni private: questi contratti saranno presi in considerazione nell’ indagine una volta approvati. Tre i contratti per i quali è stata prevista l’erogazione di importi a titolo di una tantum, che non rientrano pertanto nel calcolo dell’ indice: l’accordo metalmeccanico e quelli dei servizi di magazzinaggio e trasporti merci su strada.

Il confronto settoriale delle variazioni tendenziali mostra incrementi più elevati per assicurazioni (+7,7 per cento), ministeri (+6,2 per cento), pubblici esercizi e alberghi (+5,7 per cento), militari-difesa (+5,5 per cento), scuola (+5,3 per cento). Gli aumenti minori si sono avuti invece nel commercio (+1 per cento), tessile, abbigliamento e lavorazione pelli(+1,1 per cento). Variazione invece nulla per agricoltura, Regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale.

Per quanto riguarda la copertura contrattuale, a marzo non è stato recepito alcun contratto e nessuno è giunto a scadenza, quindi alla fine del mese risultano in vigore 36 accordi, che regolano il trattamento economico di circa 5,6 milioni di dipendenti, cui corrisponde un’incidenza in termini di monte retributivo pari al 44,9 per cento. Risultano invece scaduti 40 accordi relativi a circa 6,6 milioni di dipendenti e al 55,1 per cento del monte retributivo totale. Nel caso non avvenissero rinnovi, la quota dei contratti di lavoro in vigore rilevata a marzo si ridurrebbe nel mese successivo al 40,8 per cento per la scadenza di tutti i contratti del settore moda.

L’indice delle retribuzioni orarie contrattuali dell’ intera economia proiettato per il 2008 in base alle sole applicazioni previste dai contratti in vigore alla fine di marzo, registrerebbe un aumento del 2,5 per cento. Infine, nel semestre aprile-settembre 2008, in assenza di rinnovi, il tasso di crescita generale tendenziale dell’ indice generale resterebbe quasi immutato.

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