Donna scrive al Presidente della Repubblica perchè lo stipendio del suo lavoro la obbliga ad abortir

Il dramma di una ragazza che non potendo far vivere il proprio figlio preferisce ucciderlo prima che nasca. E così scrive a Napolitano.



Il dramma di una ragazza che non potendo far vivere il proprio figlio preferisce ucciderlo prima che nasca. E così scrive a Napolitano.

La coppia, entrambe precari svolgendo "infiniti lavoretti che definire umilianti e sottopagati è dir poco", vive, infatti, con 1300 euro al mese.

"Presidente - scrive - devo scegliere se essere egoista e portare a termine la mia gravidanza sapendo di non poter garantire al mio piccolo neppure la mera sopravvivenza, oppure andare su quel lettino d'ospedale e lasciare che qualcuno risucchi il mio cuore spezzato dal mio utero sanguinante, dicendo addio a questo figlio che se ne andrà per sempre".

"La mia lettera è soprattutto uno sfogo, un gesto di disperazione e di impotenza, a Napolitano scrivo che qui non c'è nessuno che ti tende una mano quando hai veramente bisogno. La cosa che mi fa più rabbia - continua la ragazza - è la mancanza di prospettive, noi di questa generazione occupiamo ruoli sociali molto inferiori rispetto ai nostri genitori".

Immediato l'intervento a sostegno della donna da parte del presidente del Moige -Movimento Italiano Genitori- Maria Rita Munizzi, che propone un aiuto concreto ed economico alla donna.

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