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Dipendenti italiani e aziende: orari di lavoro rigidi, poco telelavoro, tanto stress.Non soddisfatti

Ebbene, addirittura il 73% dei campionati ha affermato di non trovare alcuna traccia, nelle imprese italiane, del principio di work-life balance



Un'indagine del Gidp, portata a termine con la collaborazione di Miojob, ha analizzato un campione di 2'000 lavoratori italiani al fine di scoprire cosa pensano dell' attuale sistema lavorativo italiano nelle aziende private.

Ebbene, addirittura il 73% dei campionati ha affermato di non trovare alcuna traccia, nelle imprese italiane, del principio di work-life balance. Sui motivi di ciò, sono pervenuti pareri differenti e discordanti, forse tutti un po' veri.

C'è chi afferma che il menagement risulta piuttosto ostile alle modalità organizzative estranee al metodo classico, mentre per altri è prettamente la struttura organizzativa a bloccare lo sviluppo.

E' daccordo con quest' ultima analisi il direttore di Risorse Umane di Unilever Italia, Ernesto Moraggi, secondo il quale, appunto, l' ostacolo allo sviluppo in chiave moderna delle imprese è dovuto al la continua necessità di interazione tra reparti e persone: la continuità di flussi di dati tra due o più persone diverse richiede rigidi orari, e rigide regole.

Ciò scoraggia pure il telelavoro, ormai diffusissimo all' estero, e tanto osteggiato in Italia.

Tutto ciò ha naturalmente delle conseguenze sul rendimento dei lavoratori: lo hanno affermato più di 9 su 10. Ciò sfocia in alcuni effetti collaterali: stress, scarsa qualità del lavoro ed aumento del numero delle assenze. Ed i risultati dell' indagine sembrano confermati da una seconda, ad opera del WorkEurope, secondo la quale gli italiani sarebbero nettamente i lavoratori meno coinvolti nell' attività dell' azienda.

Ben più attente alle esigenze dei lavoratori sono Spagna, Svezia, Belgio, Francia, Germania. Come già evidenziato dall' indagine di Gidp, pure in questo caso meno di un italiano su dieci si sente valorizzato sul suo attuale posto di lavoro.

Tutto ciò è un grande peccato per l' impresa italiana, dal momento che è risaputo che l' economicità di un' impresa dipende, in buona parte, anche dal livello di coinvolgimento con i suoi dipendenti.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il