Pd e sinistra arcobaleno di nuovo insieme alleati come prospetta Massimo D'Alema?

Ancora incerta la situazione tra il Partito Democratico e la Sinistra Arcobaleno. Sembrerebbe possibile una nuova corsa insieme



L'occasione per Massimo D'Alema di sparare a zero sulla strategia veltroniana di "andare da soli" è offerta dalla trasmissione In ½ ora, condotta da Lucia Annunziata domenica pomeriggio. Per l'ex presidente diessino deve presto concludersi la stagione solitaria del Pd voluta da Veltroni, mentre è invece ora di tornare a studiare le alleanze che un domani possano consentire a una coalizione di centrosinistra di riconquistare la maggioranza in Parlamento. Una totale sconfessione della linea attuale di Piazza Sant'Anastasia. "Noi - è il parere di D'Alema - dobbiamo cercare di coalizzare, partendo dal livello locale, tutte le forze che si oppongono alla destra", anche perché "nelle amministrative contano le coalizioni e chi ha il 33 per cento sbaglierebbe se sostenesse l'autosufficienza".
Questo delle alleanze locali potrebbe dunque essere il grimaldello sul quale D'Alema, e chi la pensa come lui nel Pd, punteranno per scardinare la strategia dell'autosufficienza.

Opposto il pensiero della segreteria, con Dario Franceschini che non ha intenzione di cedere di un millimetro: indietro "non si torna", le "coalizioni-ammucchiata" restano archiviate. "Alleanze? Sì certo, ma solo sulla base di convergenze programmatiche" assicura in un'intervista alla Repubblica il vice di Veltroni. "Abbiamo tutti condiviso il superamento strategico delle alleanze costruite solo contro l'avversario. Abbiamo detto che d'ora in poi si stringono solo sulla base di convergenze programmatiche. Certo - spiega - ci siamo trovati come uno che parte per la maratona e poi gli dicono che invece deve vincere i 100 metri, perché le elezioni hanno accelerato tutto. Ma il merito che ci è stato riconosciuto da più parti, è quello di aver svecchiato e semplificato il sistema politico. Oggi abbiamo cinque partiti, ieri ne avevamo venti. E da questo non si deve tornare indietro".

Quanto alle sollecitazioni di D'Alema e Bersani che mettono in discussione la possibilità che il partito sia autosufficiente, Franceschini ammette la "necessità di costruire un rapporto con tutta l'opposizione, da Di Pietro all'Udc, confermando le alleanze locali con la sinistra. E la prospettiva non può essere quella di un partito che si accontenta del 33%". Poi, rafforza la sua predilezione per il bipartitismo, affermando che il Pd deve "capire come mai una parte degli italiani non ci ha scelto, ma proseguendo nella costruzione di un sistema che vede sostanzialmente affrontarsi due grandi partiti e alcune forze intermedie alleate".
Un bipartitismo che il vice di Veltroni vorrebbe esportare anche in Europa già dall'anno prossimo, quando si svolgeranno le elezioni europee. "Rischiamo di veder annullato l'effetto semplificazione del numero dei partiti, taglia corto Franceschini: "Non solo perché non ci sarà più il voto utile, ma perché con il sistema in vigore basta prendere l'1 per cento per eleggere un deputato a Strasburgo ed avere accesso al finanziamento pubblico". Per il numero due del Pd "si potrebbe ragionare su una correzione, alzando la soglia di sbarramento ad un livello che consenta la rappresentanza delle forze intermedie. A partire dalla Sinistra Arcobaleno che penso abbia i numeri, se resta unita, per superare una soglia simile".

La critica di Massimo D'Alema all'autosufficienza elettorale del Pd non piace neppure al veltroniano Giorgio Tonini, responsabile economico del Partito. "E' una linea che nel Pd abbiamo deciso con il consenso di tutti, quindi anche di D'Alema", osserva Tonini sul Corriere della Sera. "E poi - aggiunge - non trovo giusto rimuovere con leggerezza ciò che ha determinato la sconfitta del governo di centrosinistra. Cioè il fallimento di una coalizione che era riuscita a vincere, ma non a governare". Secondo Tonini "è stato questo il vero disastro. Il Pd ha provato a cambiare, ha perso ma ha una sua identità che è stata apprezzata da un terzo del Paese. Guai se buttassimo alle ortiche l'innovazione per rincorrere i fantasmi dell'unità della Sinistra" , avverte Tonini - che rispetto a D'Alema crede sia possibile dialogare con Silvio Berlusconi sulle riforme.

Favorevole all'impostazione di D'alema, "ma senza porre degli aut-aut" e pronto a stroncare la proposta di Dario Franceschini di alzare le soglie di sbarramento alle elezioni europee ("un suicidio"), il direttore de Il Riformista, già protagonista nei giorni scorsi di una dura polemica con Veltroni: "E' un'idea insostenibile anche per ragioni democratiche- attacca- quando si vota per il governo del Paese, è un conto, si mira alla governabilità. Nel Parlamento europeo invece bisogna puntare alla rappresentanza. Non ha senso togliere ai piccoli il diritto di tribuna. Sarebbe come metterli fuori legge".

"Non credo che D'Alema pensasse ad una riedizione dell'Unione, ha invece posto un problema politico serio e vero, quella della sparizione dalla scena politica e parlamentare italiana di una tradizione politica della sinistra", risponde a Franceschini la capogruppo al Senato del Pd Anna Finocchiaro. "È un problema - prosegue Finocchiaro - di cui il Pd deve farsi carico. L'Italia ha apprezzato che il Pd abbia deciso di presentarsi da solo alle elezioni politiche ma personalmente penso che quello di oggi non sia tutto il Pd che volevamo. Credo che dobbiamo essere in grado di rappresentare anche parti della storia della sinistra che non hanno più rappresentanza e che vanno salvaguardate. Penso - prosegue - ad esempio alla storia socialista. Non si può insomma lasciare fuori dalla rappresentanza politica milioni di persone e gli interessi che rappresentano ed il Pd deve ragionare su questa parte della politica italiana".

La discussione è aperta, ma, per la capogruppo al Senato, non si tratta di una resa dei conti nel Pd: "Non solo non la vedo - dice la Finocchiaro - ma dico anche che se ci fosse, sarebbe un disastro". La senatrice siciliana si è poi soffermata sulla condizione interna al Pd, con una riflessione quasi esistenziale, che parte dal ruolo "di straordinario rilievo" che svolgono in questo momento i gruppi parlamentari: "in questa legislatura e in questa fase della vita del partito, dopo la sconfitta che abbiamo subito, avranno uno straordinario rilievo non soltanto dentro le istituzioni. Deputati e senatori radicati nel territorio - ha puntualizzato la Finocchiaro - saranno chiamati a un lavoro politico di comprensione dell'Italia, come diceva Gramsci, entrare in comunicazione sentimentale con il territorio e con il popolo. Credo che sia ancora necessario da parte nostra un lavoro preliminare di definizione e di costruzione del Pd che ha visto la sua nascita appena sei mesi fa".

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Fonte: pubblicato il