Birmania-Myanmar e ciclone tropicale: una strage,oltre 30mila mori e gravissimi danni

Quasi 30 mila morti. Questo è il bollettino dopo il passaggio del ciclone in Birmania. La cosa grave è che era una tragedia annunciata in anticipo



Il portavoce del Dipartimento meteorologico indiano ha dichiarato che "l'India avvertì la Birmania con 48 ore di anticipo dell'arrivo del ciclone Nargis. "Indicammo il punto di impatto del ciclone - ha spiegato il portavoce del Dipartimento meteo indiano - svelando la forza del ciclone e tutte le questioni collegate".

La televisione di stato, che non trasmette ancora a Yangon dopo il passaggio del ciclone afferma che l'ex capitale è rimasta senza elettricità e acqua corrente e le strade sono cosparse di rami e detriti caduti dagli edifici.

La zona più colpita comunque sembra essere - afferma la Reuters -  è quella del delta dell'Irrawaddy, dove il 70% delle abitazioni in alcuni paesi sono state distrutte dalla forza del ciclone. Sono almeno due milioni le persone coinvolte dal ciclone Nargis. La stima è stata effettuata dagli scienziati del Politecnico di Torino che hanno realizzato con immagini da satellite, in tempi rapidi, la prima carta delle aree colpite.

Secondo il ministro degli Esteri della Birmania Nyan Win, soltanto nella città di Bogalay le vittime sono diecimila. La giunta militare al potere ha deciso di rinviare al 24 maggio il referendum sulla costituzione. Il rinvio varrà solo nelle regioni più colpite dal ciclone: a Rangoon, la principale città del Paese ed ex capitale, e nel delta dell'Irrawaddy. Nel resto del Paese il referendum si terrà come previsto il 10 maggio. Una decisione che l'esponente dell'opposizione democratica Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, ha definito "inaccettabile".

Il portavoce della Federazione della Croce Rossa internazionale, Michael Annear, aveva riferito nelle prime ore dopo il disastro che l'organizzazione ha già distribuito 5.000 litri d'acqua potabile, pasticche di cloro per la potabilizzazione, kit di sopravvivenza, zanzariere, teli di plastica e coperte. «Abbiamo - dice Corriere.it -  cercato di raggiungere le zone più isolate», ha spiegato Annear, «ma molte strade sono inaccessibili». Ad ostacolare i soccorsi, secondo fonti della dissidenza, sono anche le restrizioni agli spostamenti imposte dalla giunta militare alle organizzazioni umanitarie.

Le cifre sono ancora incerte. La televisione di Stato - scrive Repubblica.it - parla di 22.500 vittime, ma il direttore dell'associazione umanitaria ActionAid in Birmania, da Rangoon ha dichiarato che i morti sarebbero "almeno 27.000".

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