Confronto Italia e Europa basato su cento statistiche di riferimento: siamo indietro su quasi tutto

Siamo un vero e proprio disastro! Su quasi cento campi di interesse l'Italia rimane constantemente dietro il resto d'Europa...



E' un'Italia fortemente popolata ma anziana, con un tasso di natalità basso, un mercato del lavoro con evidenti differenze di genere, squilibri territoriali storici fra Nord e Sud, consumi culturali non esaltanti e alto livello di motorizzazione, solo per citare alcuni macro-fenomeni, quella fotografata da cento statistiche diverse, le quali mostrano come siamo indietro rispetto al resto d'Europa.

Tanti anziani, nascite in ripresa ma sempre basse

L'Italia è il quarto paese per dimensione demografica dopo Germania, Francia e Regno Unito, con quasi il 12% dei 495 milioni di abitanti dell'Unione europea. La popolazione ha ripreso a crescere nel 2001, dopo due decenni di stabilità, soprattutto per la ripresa delle nascite e l'immigrazione dall'estero. Il Bel Paese si conferma il più anziano d'Europa: nel 2006 in Italia ci sono 142 anziani (di 65 anni e più) ogni 100 giovani (che non hanno ancora compiuto i 15 anni).

La regione più anziana è la Liguria, la più giovane la Campania. Al primo posto in Europa, e a molta distanza dalla media comunitaria, è dunque lo squilibrio generazionale e, rileva l'Istat, le persone potenzialmente in uscita dal mercato del lavoro sono il 12% in più di quelle che invece sono potenzialmente in entrata. L'Italia è sotto la media europea anche per nascite: 1,35 figli per donna a fronte1,52 figli per donna in Europa nel 2006. Si tratta in ogni caso del livello più alto registrato negli ultimi 16 anni.

Rispetto ai paesi europei in Italia ci si sposa meno e si divorzia meno: soltanto in Slovenia e in Lussemburgo ci si sposa di meno che in Italia (4,1 matrimoni ogni 1.000 abitanti nel 2006, contro una media europea di 4,9). L'Italia è il paese europeo con la più bassa incidenza di divorzi anche se, in termini assoluti, il loro numero è aumentato in dieci anni del del 74%. L'incremento demografico è garantito da un saldo migratorio con l'estero positivo (oltre 222 mila unità nel 2006 pari a 3,8 persone ogni 1.000 abitanti). Nel 2006 la popolazione residente straniera, pari a quasi 3 milioni di persone, rappresenta poco meno del 5% del totale dei residenti.

L'istruzione arranca

In Italia nel 2005 l'incidenza della spesa in istruzione e formazione sul Pil è pari al 4,4%, ampiamente al di sotto della media dell'Ue27 che è stata pari al 5,1% nel 2004. Nel 2007, rileva l'Istat, il 48,2% della popolazione in età compresa tra i 25 e i 64 anni ha conseguito come titolo di studio più elevato la licenza della scuola media inferiore. Si tratta di un valore distante dalla media Ue27 (30% nel 2006), che colloca l'Italia nelle ultime posizioni insieme a Spagna, Portogallo e Malta.

Al di sotto della media europea è ancora la percentuale di giovani fra 20 e 24 anni che ha conseguito il diploma di scuola secondaria superiore. Proprio in Europa, inoltre, i più elevati tassi di scolarizzazione superiore si riscontrano in alcuni paesi di recente ingresso come Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia , dove 9 studenti su 10 hanno conseguito almeno il diploma superiore. In Italia gli iscritti a un corso universitario nell'anno 2005/2006 erano circa il 41% dei giovani in età 19-25 anni.

Il lavoro non è donna

Nel 2007 in Italia è occupato il 58,7% della popolazione nella fascia di età 15-64 anni ma restano profonde differenze di genere: le donne occupate sono il 46,6%, gli uomini il 70,7&%. Il tasso di occupazione è cresciuto nel 2007 di 0,3 punti percentuali ma nonostante questo i livelli di occupazione nazionale restano distanti dai traguardi di Lisbona e al di sotto delle medie Ue, soprattutto per il lavoro femminile.

Nel 2007, rileva ancora l'Istat, il tasso di occupazione della popolazione in età 55-64 anni è pari al 33,8% alle ultime posizioni nella graduatoria europea. Nel 2006 il tasso di attività della popolazione tra i 15 e i 64 anni nell'Unione europea è pari al 70,2%. Sempre nel 2007 il tasso di disoccupazione giovanile fra i 15 e i 24 anni è pari al 20,3% (di circa 14 punti superiore al tasso totale di disoccupazione). Le differenze di genere, rileva l'Istat, si mantengono rilevanti: il tasso di disoccupazione giovanile delle donne italiane (23%) supera quello maschile di oltre 5 punti percentuali.

E il confronto europeo conferma la gravità del problema. La quota di unità di lavoro irregolari nel 2005 raggiunge il 12,1% con notevoli differenze territoriali: nel Mezzogiorno quasi un lavoratore su cinque può essere considerato irregolare, mentre al Centro-Nord soltanto uno su dieci. In particolare, la Lombardia è la regione con la quota di lavoro irregolare più bassa (7,8%), la Calabria quella con la quota più alta (26,9%).

Il Paese va a turismo

Su scala nazionale il flusso dei clienti registrato nel 2006 nel complesso degli esercizi ricettivi è stato pari a poco meno di 94 milioni di arrivi e 370 milioni di presenze, con un periodo medio di permanenza di quasi 4 notti. la ripresa dell'attività turistica si è rafforzata, con un aumento del 5,3% di arrivi e del e presenze 3,2% di presenze, soprattutto per effetto della componente straniera.

I volti della sicurezza

Nel 2005 sono stati denunciati dalle forze dell'ordine all'autorità giudiziaria, in media, 44 delitti per 1.000 abitanti: il dato è in aumento del 15,6% rispetto al 2002. Nella graduatoria europea, con poco più di 2,5 milioni di denunce, l'Italia è al quarto posto dietro Germania, Regno Unito e Francia. Ma è uno dei paesi europei più sicuri per numero di omicidi. Nel 2005 infatti in Italia sono stati commessi circa 10 omicidi per milione di abitanti, un valore sensibilmente inferiore della media europea, pari a 14 omicidi per milione di abitanti, e con un fenomeno in diminuzione (erano 13 omicidi per milione nel 2000). Nel 2006, aggiunge lo studio, la criminalità è fonte di preoccupazione per più della metà degli italiani (58,7%), con punte in Piemonte e Liguria, oltre che in Puglia, Campania e Sicilia.

Cultura indietro tutta

Nel 2005 in media le famiglie italiane hanno destinato ai consumi culturali, dunque alle spese per ricreazione e cultura, il 6,9% della spesa complessiva per consumi finali: è un valore inferiore alla media europea, diminuita rispetto all'anno precedente e che colloca l'Italia al quint'ultimo posto nell'Unione.

Ogni anno vengono stampate in Italia, in media, 4,5 copie di opere librarie per ogni abitante, ma solo il 44,1% degli italiani ha letto nel corso del 2006 almeno un libro nel tempo libero. Circa un italiano su due non legge alcun quotidiano o lo legge in modo assolutamente occasionale. L'accesso alla rete web da casa è disponibile, nel 2006, il 40% delle famiglie italiane e il 49% di quelle europee. Il 43% degli italiani che hanno utilizzato Internet negli ultimi tre mesi, ha letto o scaricato on line libri e giornali e/o riviste e più di un quinto di chi usa Internet ha ascoltato la radio in linea e guardato la tv attraverso il web.

Musei e rassegne non attraggono: solamente un terzo degli italiani con almeno quindici anni di età ha dichiarato di aver visitato almeno un sito museale o un'esposizione temporanea nel corso degli ultimi dodici mesi, valore che colloca il nostro paese al diciannovesimo posto nella Ue27.

Quanti poveri e quante auto

In Italia, rileva l'Istat, nel 2006 gli individui relativamente poveri sono 7 milioni 537 mila e corrispondono a quasi il 13% del complesso della popolazione. Si tratta di 2 milioni 623 mila famiglie, l'11% del totale. Più elevate rispetto all'Europa sono le disuguaglianze nella distribuzione del reddito: a livello regionale, la distribuzione più diseguale si rileva in Calabria, Sicilia e Campania. L'Italia si conferma ai primi posti a livello mondiale per tasso di motorizzazione, passato da 501 autovetture ogni 1.000 abitanti nel 1991 a 598,4 nel 2006, con un
incremento medio annuo pari all'1,3%. Nel 2006 nei comuni capoluogo di provincia i metri quadrati di verde urbano per abitante sono 48,3.

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Fonte: pubblicato il