Voto in Serbia Maggio 2008: divisioni tra favorevoli all'entrata UE e chi vorrebbe la Russia

Domenica in Serbia si andrà al voto per le elezioni politiche: la situazione attuale



Due gli elementi essenziali emersi negli ultimi sondaggi prima del voto di Domenica in Serbia. Il primo è che il voto sarà abbastanza frammentato da costringere almeno tre liste elettorali a coalizzarsi per ottenere la maggioranza dei seggi (126) necessaria in parlamento per dar vita ad un governo, qualunque sia lo schieramento vincente. L'altro è la rimonta della coalizione europeista guidata dal partito democratico (Ds) di Tadic (Per una Serbia Europea-Boris Tadic) rispetto al movimento ultranazionalista di opposizione SRS - tuttora dato per favorito.

Una tendenza, quella dell'accorciamento delle distanze, che secondo gli analisti è stata aiutata dalla firma dell'Accordo di associazione e stabilizzazione (Asa), anticamera dell'adesione all'Unione Europea, il 29 aprile scorso. Una firma non a caso salutata con entusiasmo da Tadic, e duramente criticata da Kostunica, d'accordo con Nikolic per fare annullare l'accordo non appena si sarà insediato il nuovo parlamento.

Sempre nel quadro del processo di avvicinamento all'Ue, pochi giorni fa il vicepresidente della Commissione Europea, Jacques Barrot, ha consegnato a Belgrado il piano di liberalizzazione del regime dei visti di entrata per i cittadini serbi nei paesi dell'Ue, che dovrebbe portare alla loro abrogazione in tempi brevi. Va ricordato peraltro che il 30 aprile è stata annunciata la firma di un Memorandum di intesa per l'acquisizione da parte di Fiat Group Automobiles (Fga) dello stabilimento Zastava a Kragujevac, 140 chilometri a sudest di Belgrado: secondo il quotidiano Blic, anche questo accordo avrebbe contribuito alla rimonta della coalizione di Tadic.

Malgrado l'accorciamento delle distanze tra i due partiti favoriti, i sondaggi danno ancora tuttavia l'ultranazionalista SRS per vincente: un'inchiesta condotta tra il primo ed il 4 maggio dal CeSID (Center for Free Elections and Democracy) parla, in termini di voti, di 1,4-1,5 milioni per Nikolic, contro gli 1,35-1,55 milioni del DS, con uno scarto di meno di centomila preferenze. Il sondaggio condotto subito prima della firma dell'accordo Asa, segnalava invece un distacco più significativo tra i due raggruppamenti, assegnando agli ultranazionalisti 1,48 milioni di voti, 1,37 alla coalizione guidata da Tadic.

Per dare vita ad una coalizione di governo, il vincitore - essendo scartata a priori la possibilità di un patto di governo SRS-DS - potrebbe rivolgersi alla coalizione che fa capo a Vojislav Kostunica, formata dal Partito Democratico della Serbia (DSS) del premier uscente, accanito oppositore dell'indipendenza del Kosovo, e dal movimento Nuova Serbia (450-500mila voti). Altri candidati ad entrare in un nuovo governo potrebbero essere il filoeuropeista Partito liberaldemocratico (LDP), al quale vengono assegnate 270-330mila preferenze, e la coalizione che ruota attorno ai socialisti eredi di Slobodan Milosevic (SPS), 250-320mila voti.

Attualmente l'ipotesi più probabile - considerato il vantaggio dei Radicali - sarebbe quella di un governo SRS-DSS-SPS. Una coalizione anti-occidentale, anti-europea, orientata su una posizione euroscettica che però, paradossalmente, non rifletterebbe l'opinione della maggioranza non solo del paese, ma anche dei suoi stessi elettori: stando a quanto concluso da 'Strategic Marketing' il 53 per cento dei 6,75 milioni di aventi diritto appoggia infatti pienamente l'Asa, il 18 per cento si dice indeciso e solo il 29 per cento si dice contrario. E tra gli elettori di Srs, Dss e Sps esiste una percentuale compresa tra il 23 ed il 33 per cento di sostenitori del percorso di avvicinamento del paese all'Ue.

Voti che non si traducono tuttavia in appoggio alle forze filoeuropeiste - spiegava di recente un analista sul "Wall Street Journal" - alle quali si rimprovera di aver sostenuto che esiste il modo di aderire all'Unione Europea senza rinunciare alla (a parole anche per loro irrinunciabile) sovranità sul Kosovo. Tuttavia, al momento di un'eventuale adesione, è probabile che l'indipendenza proclamata dalle autorità di Pristina il 17 febbraio sarà stata riconosciuta da tutti i paesi membri dell'Unione. Elementi che contribuiscono dunque ad alimentare l'incertezza e che non fanno escludere che all'indomani del voto possano arrivare sorprese o rendersi necessarie lunghe trattative.

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