Licenziamento statali e dipendenti pubblici fannulloni: Ministro Brunetta chiede sistema di controll

Il neoministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, approfittando della giornata inaugurale del Forum della P.A alla Fiera di Roma, detta a grandi linee la nuova azione di Governo contro i lavoratori fannulloni



Il neoministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, approfittando della giornata inaugurale del Forum della P.A alla Fiera di Roma, detta a grandi linee la nuova azione di Governo contro i lavoratori fannulloni: via la carta dagli uffici pubblici entro 18 mesi, pagelle scolastiche online (oltre il 30 percento delle famiglie italiane con studenti non hanno né computer, né internet in casa, ma questo dato non sembra interessare il ministro), "selezione dei migliori", il tutto condito di trasparenza e impegno bipartisan e dall'appello "ad alcuni amici, anche del Pd, disposti a condividere l'esigenza del cambiamento: Nicola Rossi, Pietro Ichino, Franco Bassanini e a tutti i portatori di interesse: famiglie, imprese, consumatori, reti, individuali e organizzati".

"E' un miracolo - ha detto ancora - che la pubblica amministrazione stia ancora in piedi. Un'azienda privata in queste condizioni già avrebbe chiuso. Se sindacati e dipendenti - ha poi spiegato Brunetta - accetteranno questo approccio avremo raggiunto un grande risultato, altrimenti saranno marginalizzati".

Nelle prossime settimane il ministro tradurrà il suo piano d'azione con un pacchetto di misure a "forte impatto" realizzabili in tempi brevi. Il problema dei fannulloni? Su questo poi il ministro ha le idee chiare: si risolve "semplicemente licenziandoli". Un problema questo, ricordiamo, da tempo cavallo di battaglia del giuslavorista Ichino. Brunetta ribadisce, quindi, che già ci sono le leggi che consentono di farlo. "C'è la cassa integrazione e c'è il licenziamento, solo che non sono mai stati utilizzati".

A stretto giro la replica del segretario confederale Cgil: "Bene - evidenzia Carlo Podda - che Brunetta voglia discutere la questione con le parti sociali. Le leggi ci sono e ci sono sempre state e quando si è intervenuti, il sindacato confederale non si è mai opposto. Però, non esistono ricette generali, occorrerebbe predisporre dei piani di settore e intervenire caso per caso. Se l'intenzione del ministro è quella di aprire il negoziato, il sindacato è pronto. Le convergenze, dunque, si vedranno solo dopo.

Oggi c'è però il problema di come rivalorizzare il lavoro pubblico visto che la stragrande maggioranza di dipendenti pubblici fa il proprio dovere ed è malpagato". E, a questo proposito, Podda si dice preoccupato del fatto che sulla questione del rinnovo contrattuale il ministro Brunetta abbia invitato a "rivolgersi a Tremonti". "A quanto ci risulta, spiega Podda, il governo è uno e non agisce a compartimenti stagni. Vorremmo vedere che fosse altrettanto celere, in vista del prossimo Dpef, a trovare le coperture per i rinnovi contrattuali scaduti dal 31 dicembre 2007".

Mentre Brunetta annuncia la rivoluzione della P.A. dal fronte sindacali si levano i primi muri. Dalle pagine di Repubblica Guglielmo Epifani fa capire che non ha gradito le affermazioni di Tremonti sulla non esistenza del Tesoretto. "In questo modo il confronto con il governo comincia tutto in salita" ha affermato il sindacalista. "Mi domando - ha sottolineato il leader della Cgil - come si fa a dire che non c'è il tesoretto e poi ci si prepara a decidere sull'abolizione dell'Ici e sulla detassazione degli straordinari". Misure che avranno un costo, fa notare Epifani che al nuovo inquilino di via XX Settembre suggerisce di "procedere a una verifica attenta" sui conti pubblici e, solo dopo, stabilire quali siano gli interventi da realizzare.

Sordo all'invito, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, conferma però che il provvedimento sulla detassazione degli straordinari sarà pronto presto: "forse già nella prossima settimana".

Stamane intanto si sono riuniti i direttivi di Cgil, Cisl e Uil sulla questione della riforma del contratto. I direttivi hanno approvato con un solo voto contrario di Giorgio Cremaschi, il documento sul nuovo modello contrattuale che aveva già avuto il via libera dalle segreterie unitarie. Nei prossimi giorni partiranno le consultazioni nei luoghi di lavoro e nelle fabbriche.

L'approvazione del documento unitario non è stata una sorpresa. Piuttosto è il clima ad essere cambiato. Archiviate le dichiarazioni entusiastiche della scorsa settimana per la ritrovata unità sindacale a lungo rincorsa, oggi l'aria che si respirava era già un po' più tesa. Complice la difficoltà di rinnovare un modello, quello del 1993, su cui governo, imprese e parti sociali hanno tutti un'idea propria o differenti priorità.

Intervenuto alla riunione degli esecutivi unitari Guglielmo Epifani ha spiegato che "la strada del confronto non si presenta facile. Penso al rapporto tra le scelte che il governo farà nel pubblico impiego e il rinnovo dei contratti scaduti. Penso al rapporto con Confcommercio e alle chiusure immotivate arrivate nella parte finale della vertenza dei tessili. Ma penso anche alle dichiarazioni preventive del futuro leader di Confindustria Emma Marcegaglia, sul no a qualsiasi ipotesi di contrattazione di secondo livello territoriale".

Eppure, ha aggiunto Epifani, "sono circa 10 milioni i lavoratori pubblici e privati interessati ai rinnovi contrattuali, e questo aumenta il disagio sociale delle persone". Ora, ha continuato il numero uno della Cgil, "è evidente che siamo disponibili ad aprire un confronto rapido con tutte le controparti, ma l'obiettivo è quello di arrivare a un modello unitario di regole contrattuali".

Un traguardo ostacolato, in corso Italia, da alcune componenti interne del sindacato. Nonostante anche oggi Epifani abbia ribadito che "la scelta dell'unità è ora senza alternative e proprio attraverso questa scelta possiamo garantire di avere un sindacato degno di questo nome" mentre "un sindacato che si dividesse sulle regole e le scelte strategiche sarebbe alla mercè degli altri", non è riuscito comunque a convincere i vertici della Fiom, la federazione dei metalmeccanici aderente alla Cgil che fa più resistenza al documento condiviso dei confederali sul modello contrattuale. Tanto che il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi ha confermato il suo no secco al testo, sottolineando che "su queste scelte così importanti bisogna fare un congresso, non si può governare con decreti legislativi l'organizzazione.

 La Cgil ha sempre esercitato la mediazione, mentre ora la maggioranza del sindacato prosegue a colpi di maggioranza. Non è accettabile". Per questo motivo, ha proseguito Cremaschi, "lo scontro politico continuerà, anche perché il bilancio di Cgil, Cisl e Uil in questi anni è stato tragico. Noi pensiamo invece di essere i veri interpreti di quello che chiedono i lavoratori".

A buttare acqua sul fuoco sulle difficoltà di riforma dei contratti sia a livello sindacale che di governo e imprese ci ha pensato il leader della Cisl Raffaele Bonanni. Che, a chiusura della riunione dei direttivi unitari, ha ricordato "il grande risultato" ottenuto con la firma del documento, "frutto della fiducia e del lavoro duro che c'è stato tra di noi nell'ultimo biennio, che ci ha fatto diventare più maturi, più disponibili e più realistici". Infatti, ha spiegato Bonanni, "è importante nella formulazione avanzata dai sindacati pensare a strumenti che misurino l'inflazione reale delle famiglie e dei cittadini" quindi "il nuovo sistema contrattuale deve essere il fulcro della nostra azione".

Ma soprattutto, il segretario generale della Cisl si è detto ottimista sul negoziato che presto si aprirà con le parti, sfumando dunque il pessimismo delle dichiarazioni di Epifani. "Adesso è il momento del confronto - ha detto - e non mi pare ci sia poco spazio, anzi. Vedo tanta disponibilità e un clima diverso da quello dimostrato da questo stesso governo in altri momenti".

Quanto al numero uno della Uil Luigi Angeletti, oggi ha più volte ribadito la necessità "di un modello contrattuale nuovo, che sia finalizzato ad aumentare i salari e non solo a difenderli". I sindacati "vogliono la riduzione delle tasse sul lavoro dipendente. Per questo dobbiamo cambiare il sistema contrattuale, perché è il principale strumento per far sì che le retribuzioni aumentino". In questo senso, ha spiegato Angeletti, "il contratto nazionale deve servire a evitare che la gente si impoverisca" ma poi bisogna "estendere la contrattazione di secondo livello incentivandola, facendola costare di meno in termini fiscali".

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