Scudo spaziale Usa in Europa ai confini con la Russia. Pressioni sulla Polonia

L'America incita la Polonia a prendere una decisione: il Premier polacco rimane sulla stessa linea di pensiero



Il programma di difesa strategica si potrà implementare a patto che gli Stati Uniti si impegnino finanziariamente nell'ammodernamento e nel potenziamento dell'apparato militare polacco, fornendo anche un sistema di difesa antiarea all'avanguardia.

E' questo il parere del Premier Polacco Tusk riguardo all'installazione dello scudo spaziale americano nel proprio Paese.

La Polonia è preoccupata, teme che l'appoggio fornito agli Stati Uniti e alla Nato la potrebbe rendere vulnerabile. Un paese sostanzialmente omogeneo dal punto di vista etnico e che non ha mai sofferto della piaga del terrorismo si rende conto che, con una mossa del genere, si esporrebbe più di quanto non lo abbia fatto fino ad ora. Basti pensare che la Russia di Putin, dal canto suo, ha già annunciato che, se si dovesse realizzare il progetto statunitense, non esiterebbe ad installare in Bielorussia una testata nucleare.

Il quotidiano Gazeta Wyborcza, citando fonti diplomatiche, il 15 maggio ha annunciato che il Congresso Usa ha già stanziato i fondi per lo scudo spaziale e attenderebbe solo il benestare polacco. Si cerca ora, di fare pressione dando una scadenza: Tusk dovrà prendere una decisione entro metà luglio.

Il Primo Ministro polacco, a febbraio, aveva dichiarato di non voler prendere decisioni troppo in fretta: la sua cautela è data dalla preoccupazione per l'esito alle elezioni presidenziali che si terranno negli Usa a novembre. In Polonia si pensa che se dovesse vincere il partito democratico, e in particolare Barack Obama, del progetto non si farebbe più nulla.

Infondo lo scudo antimissilistico europeo, la necessità del quale è stata ribadita al summit della Nato che si è tenuto a Bucarest il 3 aprile scorso, ricalca sostanzialmente uno schema immaginato dagli Stati Uniti. E richiama in qualche modo alla mente la National Security Strategy del 2002, e la trasposizione di quest'ultima "nello spazio", ossia la new Space Policy, varata dall'amministrazione Bush nell'agosto del 2006.

Con la "guerra al terrorismo", iniziata con la missione in Afghanistan Enduring Freedom, gli Stati Uniti hanno dato il via ad un imponente programma di riarmo per lanciare e ribadire la loro sfida, sia sulla terra ferma che nello spazio, al terrorismo, che è un nemico "invisibile".

E' altamente probabile che con l'avvento di un'eventuale amministrazione democratica la politica estera statunitense cambierà sostanzialmente. E anche se né Obama né la Clinton prospettano di ritirarsi immediatamente dall'Iraq, è ovvio che le scelte in ambito strategico militare risentiranno della svolta politica "a sinistra". Da qui le perplessità di Tusk e la volontà di temporeggiare.

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