Legge Gasparri, Rete 4 e frequenze tv in Parlamento: scontro tra maggioranza e opposizione.Toni duri

Al testo aveva già lavorato il governo Prodi nel tentativo di evitare che i 14 rilievi formulati dall'Unione Europea contro la Legge Gasparri diventassero multe salate e sanzioni definitive.



Al testo aveva già lavorato il governo Prodi nel tentativo di evitare che i 14 rilievi formulati dall'Unione Europea contro la Legge Gasparri diventassero multe salate e sanzioni definitive.

Il decreto ha però suscitato la ferma opposizione del Partito Democratico e dell'Italia dei valori a causa  dell'introduzione di un emendamento, definito "salva Rete 4", di cui già ieri era stata chiesta la cancellazione.

Il clima si è infuocato durante la mattinata quando il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha dichiarato ammissibile l'emendamento oggetto della contestazione precisando che l'accettazione è avvenuta "in via eccezionale" e dal momento che la Commissione europea ha già intrapreso le procedure per infrazione.

L'opposizione, che dal canto suo ha presentato ben 20 sub-emendamenti al testo, si è così trasformata in ostruzionismo e la seduta è stata sospesa e rimandata. Durissimi i commenti di molti esponenti dell'opposizione a partire dal leader del PD Veltroni che senza mezzi termini ha bocciato il decreto definendolo "sbagliato nel merito e nel metodo" e da Di Pietro che ha organizzato un sit-in davanti la Camera .

A riguardo è intervenuto anche l'ex presidente Rai Roberto Zaccaria, ora parlamentare PD, sostenendo che "l'emendamento del governo sulle frequenze radiotelevisive non ha i requisiti di necessità ed urgenza che la Costituzione richiede, ma risponde alle concrete esigenze del gruppo Mediaset."

Una legge, quindi "ad personam", il cui unico intento sarebbe proprio salvare il titolo Mediaset in borsa, che nell'ultimo anno ha perso circa il 35%, sotto l'unica regia del Presidente Confalonieri.

Opinione questa largamente diffusa tra i banchi del centrosinistra: si sostiene infatti che l'emendamento sia stato introdotto al fine di agirare la sentenza  della Corte di Strasburgo sul caso Europa 7 - Rete 4 che nel gennaio scorso aveva decretato come il nostro sistema di assegnazione delle frequenze non fosse assolutamente rispettoso del diritto comunitario.
Sempre la sentenza aveva poi nello specifico richiamato l'Italia all'utilizzazione di criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il