Ted Kennedy nel Parlamento Usa è una delle figure più importanti: il suo ritorno è molto importante

Edward Kennedy potrebbe ritirarsi dall'attività politica americana: gli è stato diagnosticato un tumore



Edward Kennedy potrebbe ritirarsi dall'attività politica americana: gli è stato diagnosticato un tumore.

La stampa americana e quella internazionale hanno dato il dovuto risalto alla sua infermità, non solo perché si tratta di un autorevole membro del Senato americano, ma dell'ultimo rappresentante politico di una famiglia che ha dato all'America un presidente molto amato, John F. Kennedy, e un candidato alla presidenza, Robert Kennedy, che per un breve periodo, prima di essere assassinato, fece sperare in una stagione nuova della politica del suo paese.

Anche la carriera politica di Ted fu segnata da quella sorta di maledizione shakespeariana che colpisce e abbatte i potenti che ambiscono troppo in alto. Un fratello ucciso in guerra, due assassinati, una sorella morta in un incidente aereo, un'altra semi-inferma mentale, varie grane giudiziarie e scandali nella generazione successiva.

Nel 1969, quando era già senatore da sette anni, Ted fu coinvolto nell'incidente di Chappaquiddick in cui morì la sua segretaria e lui, forse ubriaco, fuggì senza cercare di salvarla. Anche la carriera politica del più giovane dei nove figli Kennedy sembrò a questo punto finita, ma Ted seppe riprendersi, non negò le sue responsabilità e il pubblico lo perdonò (come molti anni dopo ha perdonato un altro grande peccatore: Bill Clinton). Da allora ha continuato a essere eletto ininterrottamente al Senato dove occupa il seggio dal Massachusetts da ben 46 anni. Nel 1980 provò perfino a candidarsi alla presidenza contro il capo di stato in carica Jimmy Carter, ma gli spettri di Chappaquiddick, mai del tutto sopiti, lo costrinsero al ritiro.

L'emozione per la malattia di Kennedy ha anche un'altra ragione, che va al di là della sua appartenenza ad uno dei più potenti clan politici di un paese in cui le grandi "famiglie" politiche conservano un peso paragonabile a quello dei regimi aristocratici d'antan. E' infatti anche legata al ruolo e alla composizione del Senato, che da sempre più che ad una camera elettiva somiglia ad un club esclusivo di saggi padri della patria. I presidenti vanno e vengono, al massimo ogni otto anni, ma i senatori restano, e invecchiano.

In questa legislatura quattro senatori hanno più di 40 anni di anzianità (il decano è Robert Byrd, età 91 anni, da 48 al senato), 13 ne hanno più di trenta e oltre la metà più di venti. Sono anche anziani anagraficamente. Mentre la Costituzione fissa il requisito di 30 anni per essere eletti al senato (25 alla camera), l'età media dei senatori è di 62 anni, nessuno di loro ha meno di 44 anni e circa un quarto ne hanno più di 70.

Anziani, plurieletti e per questo ben noti ai loro elettori dal momento che ogni stato elegge soltanto due senatori e i prescelti tendono a restare al loro posto a meno di non essere travolti da qualche grave scandalo (e anche in questo caso, Kennedy insegna, un sincero pentimento porta all'assoluzione)

Non solo. Bisogna anche considerare che pur avendo le due camere del Congresso gli stessi poteri in materia legislativa, al Senato spettano compiti di controllo e di approvazione delle nomine presidenziali che la camera non ha. Con il risultato che i senatori (che sono anche meno di un quarto dei deputati) acquistano una ben maggiore visibilità a livello nazionale. Sono soprattutto le regole che hanno trasformato il Senato in un club di anziani e pacati padri della patria.

O meglio l'assenza di una regola che limiti l'ostruzionismo quando la maggioranza non disponga di due terzi dei voti -il che avviene abbastanza spesso- con la conseguenza che per approvare qualunque progetto di legge, risoluzione o nomina è necessario un accordo tra maggioranza e opposizione. Ed è qui che i senatori più autorevoli hanno un ruolo insostituibile.

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