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Povertà in Italia: i giovani a rischio quasi per un terzo. Manca politica di sostegno

Il rischio povertà è dunque uno dei fattori più allarmanti che emergono dal rapporto e che coinvolge il 24% dei minori italiani



Il rischio povertà è dunque uno dei fattori più allarmanti che emergono dal rapporto e che coinvolge il 24% dei minori italiani.

La percentuale sale poi al 35% se si considerano i minori che vivono in famiglie numerose e raggiunge il 40% nel caso di minori che vivono in famiglie monoparentali. I minori più a rischio sembrano essere quelli che vivono in famiglie con entrambi i coniugi lavoratori ma i cui bassi livelli di reddito non riescono ad essere una garanzia di benessere. Drammatica la situazione nel Mezzogiorno dove la quota di famiglie povere è cinque volte quella del resto del Paese.

Preoccupanti i dati che riguardano la dispersione scolastica. Sono infatti circa 900.000 i giovani che abbandonano prematuramente gli studi, ovvero il 20,6% della popolazione tra i 18 e i 24 anni, con un'incidenza nella componente maschile maggiore di quella femminile (rispettivamente il 23,9% e il 17,1%). Per quanto concerne i bambini e gli adolescenti particolarmente vulnerabili si denota una carenza di dati relativi ai numerosi fenomeni di sfruttamento e abuso, che pertanto restano sommersi, rendendo più difficile l'adozione di politiche di contrasto.

Comprovata poi l'esistenza della prostituzione minorile straniera maschile, rivolta ad uomini, esercitata da adolescenti o neomaggiorenni provenienti soprattutto dall'Europa dell'Est, in particolare dalla Romania e dalla Moldova, di origine rom o non, e in misura inferiore dal Maghreb; sono stati inoltre registrati anche casi di coinvolgimento di bambini di 8-9 anni, principalmente di origine rumena e rom. La prostituzione minorile italiana riguarda principalmente due target group distinti: il primo è composto da minori appartenenti a famiglie con condizioni sociali, economiche e culturali molto disagiate, che utilizzano la prostituzione (in forme coatte o in parte autonome) quale strategia di sopravvivenza per sè e per il proprio nucleo familiare; il secondo, invece, è composto da ragazzi e ragazze che occasionalmente e autonomamente si prostituiscono per soddisfare bisogni non primari, come acquistare beni di consumo o sostanze stupefacenti.

In Italia poi non esiste un Piano Nazionale per l'Infanzia, nonostante le sollecitazioni del Comitato ONU e contrariamente a quanto previsto dalla normativa che ne stabilisce l'adozione ogni due anni. L'ultimo risale infatti al biennio 2002-2004. "Si auspica - ha detto la Coordinatrice del Gruppo per la Convenzione sui Diritti dell'infanzia e dell'Adolescenza (Gruppo CRC), Arianna Saulini - che il nuovo Governo, approvi al più presto un nuovo Piano, prevedendo idonee risorse per la sua attuazione".

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il