Pace in medioriente: importanti passi avanti finalmente si registrano.Gli Usa escono perdenti

I colpi tamburo sono stati almeno quattro e tutti segnano una sconfitta per gli Stati Uniti, o almeno per la politica estera dell'attuale amministrazione, che - è il caso di ricordarlo - aveva ancorato la propria strategia nella regione a tre cap



I colpi tamburo sono stati almeno quattro e tutti segnano una sconfitta per gli Stati Uniti, o almeno per la politica estera dell'attuale amministrazione, che - è il caso di ricordarlo - aveva ancorato la propria strategia nella regione a tre capisaldi miranti a collocarla saldamente nel campo occidentale e a garantire gli approvvigionamenti petroliferi:

1) La defenestrazione di Saddam Hussein come monito a tutti gli "stati canaglia" del mondo a non ignorare i diktat degli Stati Uniti e la creazione di uno stato alleato per controbilanciare le supposte mire espansionistiche dell'Iran.

2) La democratizzazione del Libano attraverso la cosiddetta "rivoluzione dei cedri" con l'emarginazione di Hezbollah e conseguentemente di Siria e Iran.

3) La soluzione del conflitto israelo-palestinese alle condizioni volute da Israele facendo leva sulla componente moderata palestinese di Abu Mazen e emarginando la componente "radicale" di Hamas.

Il primo colpo se lo è inferto da solo lo stesso Bush nel corso del suo ultimo viaggio nella regione. Alla Knesset (il parlamento israeliano) ha tuonato contro coloro che cercano il dialogo e "gli accomodamenti con i tiranni", che farebbero lo stesso errore che fecero gli europei con Hitler. La rampogna bushiana fu interpretata in patria come una indebita interferenza nella campagna elettorale, perché era palesemente diretta contro Barack Obama il quale aveva per contro affermato la necessità di parlare con i nemici degli USA. Nessuno però aveva previsto che in quello stesso momento in cui Bush parlava il governo israeliano stava per aprire una trattativa con la Siria.

Il secondo colpo è venuto dalla successiva visita del presidente americano in Arabia Saudita e dalla partecipazione alla conferenza economica del Cairo. I comunicati stampa della Casa bianca, con qualche malcelato imbarazzo, hanno dovuto dare notizia di due importanti sviluppi: il primo, che L'Arabia Saudita si è rifiutata di aumentare la produzione di greggio così da diminuire la pressione sul prezzo del petrolio; il secondo, che gli Stati Uniti avvieranno un programma di cooperazione con l'Arabia Saudita per lo sviluppo del nucleare, naturalmente a fini pacifici. Dopo il rapporto della CIA che aveva escluso che l'Iran stesse sviluppando armamenti nucleari, questo è il secondo durissimo colpo (peraltro autoinferto) alla strategia americana di contenimento di Teheran, che mina in radice gli sforzi dell'amministrazione di ottenere l'appoggio di Russia e Cina in funzione antiiraniana.

Il terzo colpo è costituio dall'annuncio del governo israeliano che ha avviato trattative (le prime da otto anni) con la Siria per la restituzione delle Alture del Golan (occupate dall'esercito israeliano dal 1967) e la conclusione di un trattato di pace tra i due paesi. Evidentemente Israele, per quanto protetto e armato dagli Stati Uniti, bada più alla propria sicurezza che non ai proclami del suo potente alleato. Dopo la pace con l'Egitto e la Giordania, rispettivamente a sud e ad est, l'allentamento della minaccia ai confini settentrionali con la Siria sarebbe un altro tassello essenziale per un Israele sicuro entro i propri confini.

Sembra che gli Stati Uniti fossero informati da tempo che era in corso una iniziativa diplomatica mediata dalla Turchia (altro alleato americano e membro della Nato), ma alla Casa bianca e al dipartimento di stato l'annuncio è stato come un sonoro ceffone, nonostante Condoleezza Rice abbia fatto buon viso a cattivo gioco dichiarando che si tratta di un "un utile passo avanti".

Il quarto colpo è dell'altro ieri. Dopo la tanto strombazzata rivoluzione dei cedri, voluta e finanziata dagli Stati Uniti per estromettere la Siria dal Libano, il paese era piombato nell'instabilità politica, aggravata dalla costituzione formale che attribuisce le diverse cariche dello stato in quota ad ogni componente etnico-religiosa. L'obbiettivo americano era la sconfitta o almeno l'emarginazione degli sciiti di Hezbollah e il consolidamento del paese in campo occidentale sotto il governo di Fouad Siniora. Il risultato è stato invece la paralisi armata tra le varie componenti con l'occasionale scoppio di scontri sanguinosi (l'ultimo di una diecina di giorni fa tra sunniti e sciiti). Il parlamento era presidiato da mesi dai manifestanti sciiti e i parlamentari non riuscivano ad accordarsi per l'elezione di un nuovo capo dello stato scaduto da più di sei mesi.
Per arrivare ad un accordo Hezbollah chiedeva nuove elezioni che sancissero il peso effettivo della componente sciita, che è numericamente la più rilevante; in attesa di nuove elezioni si sarebbe dovuto costituire un governo di unità nazionale a garanzia delle richieste dell'opposizione. Naturalmente lo scontro non si è manifestato solo pacificamente: vi sono state manifestazioni violente, assassinii politici, scontri armati. Alla fine Siniora, che aveva dalla sua il sostegno degli Stati Uniti, ha dovuto cedere. Il nuovo governo si farà, nuove elezioni basate su distretti più rappresentativi si terranno.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il