Arrestati in Campania dirigenti e responsabili che si doveva occupare smaltimento rifiuti e discaric

Arrestate 25 persone del Commissariato ai rifiiuti accusate di gestione irregolare dell'emergenza rifiuti.



Arrestate 25 persone del Commissariato ai rifiiuti accusate di gestione irregolare dell'emergenza rifiuti.

L'ennesimo colpo di scena dell'infinito caso Napoli arriva nella mattina in cui i periti dell'Arpac, l'Agenzia regionale protezione ambiente Campania, sono al lavoro per verificare la sicurezza e l'impermeabilità della cava di Chiaiano laddove dovrebbe sorgere la contestatissima discarica. Per questo nella notte, dopo una lunga trattativa, era stata rimossa la barricata di cassonetti.

Cumuli in fiamme, invece, si sono registrati in nottata tra Napoli e provincia, con ben 50 interventi dei Vigili del Fuoco, dopo una lieve diminuzione nei giorni scorsi. I risultati dei rilievi tecnici non arriveranno prima di venti giorni. Le prime indiscrezioni lasciano però trapelare la perplessità dei periti. Secondo il professor Aldo Loris Rossi, "l'ospedale Monaldi dista poco più di un chilometro e 600 metri dalla cava, questo è il primo motivo di impraticabilità".

Intanto, proseguono i trasferimenti via mare dei rifiuti campani in Sardegna: altri 60 camion carichi di spazzatura sono pronti a salpare nelle navi speciali dirette nell'isola. E a poco serve l'assicurazione di Impregilo, che annuncia che il termovalorizzatore di Acerra sarà operativo in sei mesi. "I rifiuti sono un assillo per tutti noi, ma è essenziale non cedere mai a logiche di arroccamento o a pressioni localistiche", ha commentato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Meno istituzionale il commento di Antonio Bocchino, deputato del Pdl: "Bisogna fregarsene di chi protesta".

In realtà la notizia del giorno spariglia nuovamente le carte. I reati contestati agli indagati sarebbero, a vario titolo, traffico illecito di rifiuti, falso ideologico e truffa ai danni dello Stato; presente per 24 di loro anche il reato di associazione a delinquere. Nell'occhio del ciclone dell'inchiesta "rompiballe" (i giudici hanno tenuto a precisare che sono implicati i vertici delle precedenti gestioni commissariali), anche il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, come aveva anticipato "Il Mattino" stamattina. L'avviso di garanzia da lui ricevuto è legato ad un atto da lui firmato e contenente delle prescrizioni che la Fibe (la società legata a Impregilo che si è occupata in questi anni del ciclo dei rifiuti in Campania e che è sotto inchiesta assieme al presidente della Regione Antonio Bassolino) doveva seguire in vista della scadenza del mandato a commissario per l'emergenza rifiuti del prefetto (il 31 dicembre 2007).

Subentrato il 6 luglio 2007 a Bertolaso nella conduzione dell'emergenza, Pansa ha lasciato poi il posto al commissario straordinario De Gennaro lo scorso gennaio. Nell'atto firmato dal prefetto e inviato alla Fibe, Pansa, che si è definito "sereno" e ha incassato la solidarietà del mondo politico, faceva presente alla società che le prescrizioni sarebbero state inviate all'autorità giudiziaria di Napoli. Tra gli altri destinatari delle ordinanze di arresto ci sono anche Marta De Gennaro, responsabile del settore sanitario del Dipartimento della Protezione civile e già vice di Guido Bertolaso, quando l'attuale sottosegretario era commissario ai rifiuti, e Michele Greco, attuale dirigente della Regione Campania e precedentemente alla Protezione civile. Inoltre, anche Massimo Malvagna, ad della Fibe, Roberto Cetera e Lorenzo Miracle, amministratore delegato e direttore tecnico della Ecolog, la società titolare dei treni con cui fino al 2007 sono stati trasferiti i rifiuti campani in Germania.

Alla De Gennaro, coinvolta nello stesso filone che ha portato Bassolino a giudizio, si contesta l'aspetto dei trasferimenti in Germania di ecoballe, già declassate a balle dalla magistratura per una percentuale di umidità interna superiore a quanto previsto dalla norma. Dall'inchiesta emerge che si sarebbero persi tempo e quattrini per produrre "finte" ecoballe, che in realtà sarebbero state solo spazzatura impacchettata, in barba ai regolamenti comunitari.

Non è l'unico fronte di inchiesta per la procura di Napoli, che sta indagando anche su un'altra vicenda ancora poco chiara. La Fibe avrebbe acquistato nel 2002 i terreni e le cave da utilizzare come sversatoi, da Giosuè Riccardi, un uomo legato a Michelangelo Sposito, noto costruttore del luogo, che "lavora" le cave nel Beneventano e a Chiaiano, proprietario anche dell'invaso che, secondo il progetto di riqualificazione del parco delle colline metropolitane, dovrebbe ospitare un lago artificiale e una centrale fotovoltaica.

La compravendita sarebbe avvenuta a prezzi otto volte superiori a quanto l'intermediario (Riccardi) avesse speso. La Procura sta cercando di capire le dinamiche di questi affari e le ragioni presenti dietro la sensibile lievitazione dei costi. Secondo l'ex senatore di An, Michele Florino, "colui il quale ha acquistato i suoli qualche mese prima, per 400 milioni, li ha poi rivenduti alla Fibe per la somma di 2 miliardi e 250 milioni delle vecchie lire". E non è tutto.
Si indaga anche sul piano di lottizzazione, comprendente 460 appartamenti, che cooperative legate ai Simeoli, potenti costruttori di Marano, già nei guai per abusi edilizi, hanno in progetto in un'area verde che dista meno di un chilometro dalla cava individuata dal Commissariato. Si fa largo insomma che tra i pionieri della protesta ci sia anche chi vuole semplicemente difendere gli interessi dei costruttori del luogo.

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