Approvato il decreto senza emendamento "Salva Rete 4". Di Pietro: opposizione durissima

Il decreto salvainfrazioni è passato alla Camera, ma senza l'emendamento che avrebbe salvato Rete 4.



Il decreto salvainfrazioni è passato alla Camera, ma senza l'emendamento che avrebbe salvato Rete 4.

L'aula di Montecitorio ha così dato il via libera al decreto legge sugli obblighi comunitari, con 282 sì e 250 no, con quattro astenuti. Ora il testo passerà all'esame del Senato, con scadenza prevista in data otto giugno.

Come si ricorderà, il testo aveva assunto grande valenza politica per la presenza di quelle norme che avrebbero in pratica risolto l'attuale anomalia di Rete 4, che ancora trasmette malgrado i diritti avanzati e riconosciuti da "Europa 7", emittente a cui è stata assegnata la concessione sin dal 1999. Nella soddisfazione registrata dai banchi dell'opposizione, continua comunque a distinguersi la situazione dell'Italia dei Valori, che teoricamente vorrebbe continuare nella sua tattica parlamentare ostruzionistica; al contrario del Pd, rientrato nei ranghi dopo l'uscita dall'aula lo scorso martedì, e dell'Udc, che dall'aula non è mai uscita, limitandosi a votare contro il provvedimento.

Antonio Di Pietro è tornato sul tormentone del conflitto d'interessi, romanzo a puntate che coinvolge la politica italiana ormai da tre lustri, vale a dire dalla discesa in campo di Sua Emittenza nel marzo 1994. "La questione è molto semplice -è il succo del suo intervento-: il nostro presidente del Consiglio è in conflitto di interessi e fino a quando questo conflitto non si risolve noi di Italia dei valori non potremo mai sederci al tavolo del dialogo". Di Pietro attaccato quindi la normativa in materia televisiva, che "nulla cambia" rispetto alla realtà dei fatti, visto che Rete4 continua a trasmettere al posto di Europa7, dunque non rispondendo alla procedura di infrazione della Commissione sul conflitto di interessi del premier. "Il presidente del Consiglio -continua Di Pietro- utilizza i provvedimenti legislativi per far passare norme che interessano a lui in prima persona. Anche in questa legislatura si è presentato con una carta d'identità ben chiara: tutelare le sue reti, i suoi interessi, i suoi affari".

Parlando come a un convitato di pietra, il leader Idv si rivolge in prima persona al Cavaliere, assente in aula: "Le dico che "nun se po' fa", ribadisce facendo il verso a Veltroni e allo stesso Berlusconi del discorso di insediamento del governo. "Non si puo' fare -continua- che lei utilizzi le istituzioni e il Parlamento per piegare le leggi a suo vantaggio. Lo ha fatto nella scorsa legislatura con le leggi sulla giustizia, che le hanno permesso di svincolare nei processi a suo carico. Lo ha rifatto questa volta con una norma che salva comunque la sua Rete4 e ha introdotto un pedaggio selvaggio nel settore autostradale". Attacco frontale, dunque, quello dell'ex magistrato, che però alcuni rumors riferiscono non avere con sé tutto il partito in questa strategia del "muro contro muro". C'è infatti chi si chiede dove possa condurre il non-dialogo a oltranza, seppur basato su motivazioni del tutto valide.

Ad ogni modo, i gruppi di opposizione hanno deciso di votare contro il decreto cosiddetto "salva infrazioni", suscitando le reazioni della maggioranza. Nel corso del suo intervento in alula, Italo Bocchino è pronto a puntare il dito contro un paventato ritorno dell'"antiberlusconismo", evidenziando come il provvedimento della discordia sia legato a richieste formali della Ue, e che nella sua formulazione iniziale portava la firma dell'ex premier Prodi e dell'ex ministro delle Politiche comunitarie, Emma Bonino. Tutto vero, per carità: peccato però che i ritocchi voluti dal Pdl si siano concentrati guarda caso verso gli emendamenti sulle frequenze tv, oltre che sulle concessioni autostradali, come denunciava ancora Di Pietro. "Voi dalla piazza siete venuti in Parlamento con un nuovo antiberlusconismo militante di cui, come tu stesso hai affermato, il paese non ne può più", ha poi attaccato Bocchino rivolgendosi direttamente al segretario del Pd Veltroni. "Anziché costruire una sana forza socialdemocratica e riformatrice -ha chiosato l'esponente pennino- vi siete dovuti piegare alla logica del vostro alleato Di Pietro".

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