Trattato di Lisbona per una nuova UE rettificato dall'Italia. Ma la Lega vuole un referendum

Il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che recepisce nel nostro ordinamento la normativa europea prevista dal Trattato di Lisbona. Restano però intatte le perplessità della Lega



Il consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che recepisce nel nostro ordinamento la normativa europea prevista dal Trattato di Lisbona. Restano però intatte le perplessità della Lega, da sempre contraria a quella che considerano una "perdita di sovranità".

Il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli ha ammesso il suo "sì con riserva". Il Carroccio vuole infatti che si vada ad un referendum, "la consultazione popolare - ha spiegato ancora Calderoli - pensiamo che su questo punto non possa e non debba essere evitata. Per questo - ha aggiunto - proporremo in sede parlamentare una legge costituzionale ad hoc per consentire il referendum".

Forza Italia e An sono spaesati. Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera nicchia: "Ci misureremo con le loro proposte quando vedremo cosa propongono". Italo Bocchino di Alleanza Nazionale si lamenta: "Il rapporto con le istituzioni europee non deve sempre essere messo in discussione attraverso percorsi referendari che rispondono a logiche di pancia più che istituzionali. Esistono Parlamento e governo - conclude - è bene che decidano loro". Non vuole sentire ragioni il ministro per l'Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi: "L`ipotesi del referendum non è in campo, né mi sembra che la Lega abbia una linea diversa da quella decisa all'unanimità dal governo".

Chiude la questione, almeno in apparenza, il Ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi che evita accuratamente di citare l'ipotesi referendaria: "È grande la soddisfazione per l'approvazione del disegno di legge per la ratifica del Trattato di Lisbona - commenta - Riteniamo ora importante che il Parlamento faccia in tempi rapidi la sua parte. È la conferma - conclude - dell'impegno europeista del governo pur nelle ferma difesa degli interessi del nostro paese".

Le beghe interne alla maggioranza, però, non sono solo folclore, ma mettono a rischio la nostra credibilità in Europa. Lo sottolinea Sandro Gozi, capogruppo del Pd in Commissione politiche dell'Unione europea: "La maggioranza si spacca su un tema fondamentale per il futuro dell'Europa e per il ruolo dell'Italia nell'Ue. I distinguo della Lega - dichiara - rischiano di indebolire la nostra credibilità e la nostra influenza sulla scena europea". Gli fa eco Maria Paola Merloni, ministro ombra per i Rapporti con l'Unione europea: "Il referendum che propone Calderoli è una follia. Dall'Europa - dice - non si torna indietro e anzi dobbiamo essere propositivi e migliorativi per costruire e consolidare il processo aggregativi".

La richiesta di sottoporre a referendum la ratifica del Trattato di Lisbona avanzata oggi dalla Lega Nord ha colto di sorpresa Bruxelles, dove fino ad ora si riteneva che l'ostacolo più grande da superare prima del varo del nuovo testo di riferimento dell'Ue fosse quello del referendum che si svolgerà il 12 giugno prossimo in Irlanda. La Commissione europea non ha voluto commentare la notizia rimbalzata da Roma, limitandosi ad auspicare che tutti i Paesi, Italia inclusa, procedano alla ratifica del nuovo Trattato entro i tempi previsti in modo tale da consentire la sua entrata in vigore dal primo gennaio 2009.
"Le modalità di ratifica spettano a ciascun Stato membro, pertanto non è nostra intenzione commentare singole iniziative proposte da parti politiche", ha premesso la portavoce della Commissione Pia Ahrenkilde Hansen. "Ma la nostra posizione generale è molto chiara: ci auguriamo che tutti gli Stati membri siano nella condizione di ratificare il Trattato senza ritardi. Il nostro obiettivo è di avere le nuove norme in vigore dal primo gennaio 2009, così come previsto".

Ma è un fatto che appena si pronuncia la parola referendum, a Bruxelles come nelle altri capitali europee, si pensa subito alla doppia bocciatura decretata da francesi e olandesi in occasione delle consultazioni popolari che si svolsero nel 2005 sul trattato costituzionale. Bocciature che comportano un brusco stop del processo di riforme dell'Unione. E che solo dopo un lungo e delicato lavoro di mediazione è stato possibile superare per arrivare, alla fine del 2007, alla firma del trattato di Lisbona.

Dall'inizio dell'anno il nuovo testo - che ha perso il suo carattere 'costituzionale' ma che contiene molte delle riforme e delle innovazioni già messe nero su bianco nel documento naufragato sulle secche dei referendum di Francia e Olanda - ha quindi intrapreso il percorso delle ratifiche accompagnato da una grande cautela politica, da parte di Bruxelles, a non fare o dire cose che ne possano disturbare l'iter.

Finora i risultati sono stati positivi. I Paesi che hanno proceduto alla ratifica sono stati più della metà (15 su 27), tra i quali Francia e Germania, ed anche se la Gran Bretagna - storicamente il Paese più euroscettico - non ha ancora adottato il testo del nuovo Trattato, il governo di Londra è riuscito a disinnescare il rischio di dover indire un referendum, come era stato chiesto a gran voce da diverse forze politiche.

L'attenzione e le aspettative si sono quindi concentrate sull'unico 'scoglio' referendario che si riteneva fosse rimasto sulla strada del nuovo Trattato, quello della consultazione popolare che si terra' in Irlanda tra due settimane.

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