Crisi alimentare mondiale: Vertice Fao di Roma. Proposte e vari interventi personalità

Un documento di 30 pagine per salvare il mondo dalla fame: sarà possibile?



Al vertice della Fao a Roma si è discusso di un progetto internazionale per mettere fine alla crisi mondiale di fame.

Il piano, presentato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, è un documento di 31 pagine su cui il confronto non potrà che essere acceso, stante gli interessi spesso divergenti tra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo.

Due le proposte attorno cui ruota la strategia del segretario generale.

A breve termine: provvedimenti per ridurre il prezzo di grano, riso, mais e la distribuzione di sementi, fertilizzanti e mangimi animali mediante buoni e sovvenzioni ai piccoli agricoltori.

A medio e lungo termine: i Paesi ricchi dovrebbero aumentare gli aiuti all’agricoltura e investire in sistemi di irrigazione, infrastrutture, servizi e tecnologia dei Paesi del sud.

Ma, a margine del summit, potrebbero essere affrontati anche altri temi di valenza internazionale: dal confronto tra Roma e Madrid sulle politiche d’immigrazione (su cui è pesato il giudizio negativo dell’Alto Commissariato uscente dell’Onu per i diritti umani, Louise Arbour), alla crisi israelo-palestinese di cui il Presidente egiziano Hosni Mubarak parlerà con il premier Silvio Berlusconi e il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.

Ban Ki-moon ha parlato anche dei biocarburanti, richiamando l’urgenza di “raggiungere un grado maggiore di consapevolezza per un consenso a livello internazionale sui biocarburanti”. Secondo il Segretario Generale della Fao, Jacques Diouf (foto a destra), servono 30 miliardi di dollari l'anno per sconfiggere la fame, che oggi colpisce 862 milioni di persone. "Come possiamo spiegare alle persone di buon senso - ha detto rivolgendosi all'assemblea - che non è stato possibile trovare 30 miliardi di dollari all'anno per garantire a 862 milioni di persone affamate il più fondamentale dei diritti umani: il diritto al cibo e di conseguenza il diritto alla vita?", chiede l’alto funzionario.

Il Presidente Fao ha pertanto rilanciato l'appello da 1,7 miliardi di dollari per garantire ai contadini dei Paesi poveri fertilizzanti, sementi e foraggio per gli animali. Sono queste, ha spiegato, le misure più immediate da mettere in atto per difendere la stagione agricola 2008, dando così risposte immediate alla crisi alimentare in corso, ricordando che negli ultimi 25 anni gli aiuti internazionali all'agricoltura sono calati dagli 8 miliardi di dollari del 1984 ai 3,4 miliardi di dollari del 2004, con una riduzione in termini reali pari al 56%, pertanto "il tempo per parlare è terminato", ha sottolineato Diouf, “ora è tempo di agire", dal momento che: ''Se non prenderemo immediatamente decisioni coraggiose richieste dalle attuali circostanze le misure restrittive decise dai Paesi produttori per andare incontro alle necessità delle loro produzioni, l'impatto del cambiamento climatico e la speculazione sui mercati dei futures metterà il mondo in una situazione pericolosa. Quali che siano le loro risorse finanziarie alcuni paesi potrebbero non trovare cibo da acquistare.

La soluzione strutturale del problema della sicurezza alimentare nel mondo risiede nella produzione e nella produttività dei Paesi a basso reddito. Occorrono soluzioni innovative e creative oltre alle azioni di aiuto allo sviluppo, sono necessari accordi di partnership tra paesi che hanno risorse finanziarie, capacità di management, tecnologie con quei paesi che hanno terra, acqua e risorse umane. Solo in questo modo sarà possibile garantire relazioni internazionali bilanciate per garantire lo sviluppo agricolo sostenibile.

Diouf ha anche posto l’accento sulla questione dei biocarburanti e lo ha fatto in tono piuttosto polemico, sottolineando che: “Nel 2006 ben 100 milioni di tonnellate di cereali sono state spostate dal consumo alimentare a quello energetico” e che “nessuno capisce come 11- 12 miliardi di dollari di sussidi nel 2006 e politiche di tariffe agevolate abbiamo avuto l'effetto di spostare 100 milioni di tonnellate di cereali dal consumo umano, soprattutto per soddisfare la sete di biocarburanti…ma soprattutto nessuno capisce come i paesi dell'Ocse - ha continuato - abbiano creato una distorsione dei mercati mondiali con 372 miliardi di dollari spesi nel 2006 a sostegno delle loro agricolture; come in un singolo paese lo spreco di acqua possa arrivare a 100 miliardi di dollari annuali, come i consumi eccessivi degli obesi nel mondo rappresentino 20 miliardi dollari l'anno, ai quali vanno aggiunti costi indiretti di 100 miliardi di dollari per morti premature e malattie correlate e infine, come nel 2006 il mondo abbia speso 1.200 miliardi di dollari per l'acquisto di armi”.

GIORGIO NAPOLITANO
Ad aprire i lavori è stato il Capo dello Stato Giorgio Napolitano secondo il quale, “per superare la crisi alimentare e garantire una prospettiva di reale food security non si può fare affidamento sulle virtù riequilibratrici del mercato”. “Si può e si deve – ha spiegato- riconoscere la necessità di politiche di interventi che abbiano il loro quadro di riferimento e le loro espressioni operative nel sistema delle Nazioni Unite”.
“Non può mancare in nessuno il senso della drammaticità della crisi che è esplosa e delle sue conseguenze soprattutto per le popolazioni più povere, per quasi un miliardo di persone sottonutrite”, ha detto ancora il Capo dello Stato osservando come ora “emerge l’imperiosa necessità di politiche coordinate a livello mondiale” per “fronteggiare l’allarmante emergenza”. “Non possiamo ignorare - ha osservato - che l’attuale crisi alimentare mette a repentaglio i progressi conseguiti negli ultimi anni nel continente che più soffre, in Africa, anche se, come ha di recente sottolineato il Segretario Generale Ban Ki-Moon, non mancano luci di speranza e ragioni di ottimismo” e “non possiamo ignorare – ha aggiunto- come appaia oscurato quel diritto al cibo che fu messo al centro, nel novembre 1996, a Roma, nel primo vertice mondiale Fao sull’alimentazione”. Poi la parola è passata al segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon.

BAN KI-MOON
Nel suo intervento, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha lanciato un appello alla comunità internazionale perché venga raggiunto “un grado di maggiore consapevolezza e un consenso unanime sui biocombustibili”. Per affrontare la crisi alimentare, causa di “rabbia, disintegrazione sociale, malattie e declino economico”, bisogna agire “in fretta e con coraggio”, ha infatti ricordato augurandosi che la conferenza si concluda “con un senso di proposta e di missione”.
“Il mondo ha bisogno di produrre più derrate alimentari - ha quindi sottolineato- : occorre aumentarle del 50% entro il 2030 per far fronte allo sviluppo della domanda”. Il segretario dell’Onu ha quindi ricordato che ci sono “opportunità di ridare slancio alla politica alimentare” e che “i Governi già iniziano a rispondere a questa situazione”.
Il tutto, secondo Ban Ki-Moon, non deve però avvenire con “politiche puramente assistenziali” dal momento che queste “non possono funzionare perché provocano soltanto distorsioni dei mercati e spingono più in alto i prezzi”.
“Solo agendo insieme - ha detto- possiamo superare questa crisi, oggi e domani. Centinaia di milioni di persone nel mondo non si aspettano nulla di meno”, ha puntualizzato spiegando che “non c’è nulla di più degradante della fame, specialmente quando è causata dall’uomo”.

BENEDETTO XVI
“La grande sfida di oggi è quella di globalizzare non solo gli interessi economici e commerciali, ma anche le attese di solidarietà, nel rispetto e nella valorizzazione nell’apporto di ogni componente umana”, secondo Papa Ratzinger che ha inviato un messaggio al vertice della Fao.
“Occorre ribadire con forza che la fame e la malnutrizione sono inaccettabili in un mondo che in realtà dispone di livelli di produzione, di risorse e di conoscenze sufficienti per mettere fine a tali drammi ed alle loro conseguenze”, ha detto il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, leggendo il messaggio del Santo Padre.
Solo facendo valere “il rispetto della dignità umana”, ha infatti sottolineato il Papa si potrebbe “eliminare, o almeno diminuire, il disinteresse per il bene altrui” e sarebbe possibile adottare “provvedimenti coraggiosi che non si arrendono di fronte alla fame e malnutrizione come se si trattasse semplicemente di fenomeni endemici e senza soluzione”.

SILVIO BERLUSCONI
“E’ il tempo delle azioni rispetto a quello delle parole”, ha affermato Silvio Berlusconi in un breve saluto all’apertura del vertice della Fao sulla sicurezza alimentare. “Mi riconosco nelle parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La situazione è difficilissima e si attendono indicazioni per le possibili soluzioni dagli interventi che ci saranno in questi giorni”. Il premier ha spiegato quindi di essere in piena sintonia con l’intervento del Capo dello Stato.

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