Immigrazione clandestina e reato: Berlusconi intenzionato a modificare legge in Parlamento?

La norma sull'immigrazione clandestina come reato potrebbe essere rivista dal Parlamento



Il presidente del Consiglio ha espresso la "propria personale visione" sulla norma che regola l'immigrazione clandestina. Che è antitetica a quella di Maroni e della Lega Nord tutta: "Il Parlamento é sovrano, deciderà secondo coscienza e secondo buonsenso. La mia personale visione è che non si possa pensare di perseguire qualcuno per una permanenza non regolare nel nostro paese, arrivando a condannarlo per questo reato con una pena". Sì, invece, alla clandestinità come aggravante per reati, terzi, già commessi: "Questa situazione della clandestinità può essere un'aggravante nei confronti di chi commette reati previsti come tali dal codice penale". Quanto, in pratica, è già presente nel decreto che sarà operativo a breve.

La presa di posizione berlusconiana, arrivata a margine dell'incontro con il presidente francese Nicolas Sarkozy, indebolisce parecchio le posizioni, già parecchio debilitate, dei "duri" della maggioranza. Prima di Berlusconi c'erano state le "prudenti" dichiarazioni del premier spagnolo Luis Zapatero che ha avuto un incontro con Berlusconi in occasione del vertice della Fao. Il primo, dopo gli altisonanti scontri delle settimane scorse, quando esponenti del governo iberico avevano tacciato l'Italia di razzismo e xenofobia. Conciliante, Zapatero, "molto grato a Silvio per questo incontro dopo l'ampia vittoria riportata alle ultime elezioni". Ha promesso di voler lavorare con l'Italia "nell'Unione europea per affrontare i grandi problemi come la crisi energetica e il fenomeno dell'immigrazione". Non si è sbilanciato sul dibattito in corso nel nostro paese, reato di immigrazione sì o reato di immigrazione no: "Il fine di questa legge è combattere l'illegalità. La domanda è: funzionerà? Lo vedremo. Io preferisco mantenere una certa prudenza".

La Lega la prende male. Maroni si dice "sorpreso" dalle dichiarazioni del premier, Roberto Calderoli fa sapere che "l'unica vera pena per i clandestini è rispedirli a casa". Già in mattinata i leghisti avevano dato prova della loro intransigenza. Una sessantina di militanti del Carroccio - spalleggiati dal deputato Corrado Callegari e dal capogruppo al Consiglio comunale di Venezia Alberto Mazzonetto - hanno iniziato un presidio permanente per impedire l'allestimento di un campo nomadi in un'area di Mestre. Al grido: "Il sindaco di Venezia, Cacciari, tradisce le aspettative dei veneziani. I finanziamenti per il campo nomadi dovevano andare ai cittadini per la realizzazione di case popolari".

Se Berlusconi fa un mezzo passo indietro - coerente con la mutazione antropologica e l'obiettivo di porsi al di sopra delle parti, linea in cui rientra anche l'esordio al ricevimento del Quirinale per la festa della Repubblica - la sua truppa parlamentare è ancora schierata all'attacco.  Maurizio Gasparri, capogruppo del Popolo della libertà al Senato: "Siamo quindi fermamente convinti che il reato di clandestinità debba essere mantenuto, così come è presente anche in altri stati europei. Dobbiamo mettere ordine nel paese, come ci chiedono tanti cittadini, cattolici e non solo. Rispettiamo le opinioni della Chiesa e quelle dell'Onu e proprio per questo puntiamo ad una attenta declinazione delle norme riguardanti il reato da discutere in Parlamento". Fabrizio Cicchitto, omologo alla Camera: "Non capisco perché si sollevino problemi simili quando noi stiamo ancora discutendo, mentre altri paesi europei già ce l'hanno nella loro legislazione".

Quasi concorde l'opposizione nella bocciatura dell'ipotesi di introduzione del reato. Fa eccezione l'Italia dei valori, che con il capogruppo alla Camera Massimo Donadi dice che "un giro di vite è necessario e non credo che il reato di immigrazione clandestina violi i diritti umani". Pier Ferdinando Casini, leader dell'Udc, contesta la norma dal punto di vista del pragmatismo: "Il reato di immigrazione clandestina è solo uno slogan con il quale le espulsioni saranno più difficili. La strada più efficace e tempestiva è quella amministrativa, mentre in questo modo ingolferemo tribunali e carceri rendendo tutto più complicato". Il Partito democratico, con il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia, propone una misura alternativa: "Lavoriamo sul reato previsto dal testo unico" del '98 sulla "mancata fornitura da parte dello straniero delle proprie generalità con un documento valido: passiamo dall'attuale contravvenzione al delitto". In questo modo, secondo Tenaglia, si "riuscirebbe a distinguere l'immigrato che viene in Italia per lavorare e quello che invece ha tutto l'interesse a rimanere nella clandestinità e nell'ombra".

Netta la condanna di Rifondazione comunista. L'ex ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero non salva nemmeno un punto del pacchetto sicurezza: "Le ripetute prese di posizione della società civile e di autorevolissimi organismi internazionali confermano un dato che avevamo già, e subito, denunciato: le norme sull'immigrazione che le destre si apprestano a presentare alle Camere sono sia incivili che inapplicabili".

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