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Lavoratori precari diminuiscono in Italia, ma gli stipendi rimango bassi per i neo-assunti

Sono sempre meno ma hanno stipendi da fame, e sono i lavoratori precari, diminuiti di 20 mila unità nel 2007: 830 mila precari che guadagnano in media 8.800 euro l’anno. Questo l’identikit tracciato dall’ultima ricerca dell’Ires-Cgil.



Si parla tanto di ‘fuga dei cervelli’ fenomeno che, a seconda dei periodi culturali e storici che un Paese vive, cresce o disunisce.

Si discute di questo fenomeno sempre troppo forte in Italia e ci si chiede, forse troppo spesso, il perché, quando un perché è semplicissimo: le opportunità. Opportunità di lavoro, e quindi economiche, opportunità di interazioni sociali e spaziali con realtà, culture e costumi diversi, perché l’Italia offre sempre meno e sempre meno sicurezze.

E così, si è precari in Italia o se si ha la possibilità, si va fuori, forti, però, di una preparazione culturale e professionale notevole. Sono sempre meno ma hanno stipendi da fame, e sono i lavoratori precari, diminuiti di 20 mila unità nel 2007:  830 mila precari che guadagnano in media 8.800 euro l’anno. Questo l’identikit tracciato dall’ultima ricerca dell’Ires-Cgil.

Precariato che passione: è stato ‘celebrato’ e raccontato da film e libri usciti proprio quest’anno, il fenomeno dilagante del precariato che affligge un popolo di italiani dalle dimensioni considerevoli. Sono, per lo più, giovani i precari di oggi con un’età media di 34 anni e un contratto medio dura circa sette mesi. A livello territoriale la maggiore concentrazione si riscontra in Calabria e nel Lazio, dove sono precari tre parasubordinati su quattro. Per quanto riguarda i redditi, la ricerca evidenzia come per i precari la media si attesti nel 2007 a 8.800 euro l’anno, con un incremento rispetto al 2005 del 4,8%, pari a 405 euro.

Dunque, diminuiscono i numeri, seppur rispetto agli altri Paesi europei sono sempre tanto alti e rappresentano un’anomalia, ma resta il problema stipendi: sempre troppo bassi per poter condurre una vita ‘dignitosa’. La soluzione non può essere nei numeri ma tutto è da ricondurre ad un sistema organizzativo economico che in Italia manca di provvedimenti seri tali da risanare una condizione di non equilibrio che si attesta ad ogni livello sociale.
La soluzione sarebbe il rinnovamento.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il