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Lavoro in Italia: un dipendente su cinque non è contento e soddisfatto della sua professione

Il dato è preoccupante: secondo una ricerca condotta su un campione della popolazione italiana, pare che sempre più confessano di sentirsi inadatti alla professione che svolgono, sentirsi poco soddisfatti del percorso professionale intrapreso.



Il dato è preoccupante: secondo una ricerca condotta su un campione della popolazione italiana, pare che sempre più confessano di sentirsi inadatti alla professione che svolgono, sentirsi poco soddisfatti del percorso professionale intrapreso. Ma cambiare è difficile, soprattutto per le condizioni economiche attuali.

Trovare un lavoro oggigiorno è già una difficoltà enorme e si dice fortunato chi riesce a trovarlo, pretendere di trovarne uno che piaccia e soddisfi anche economicamente sembra nell’Italia di ora allora un’assurdità.

Il dato che emerge sulla quota di insoddisfatti che non possono cambiare è forte, quasi allarmante, e mette in luce la necessità di preparare i giovani non solo da un punto di vista strettamente nozionistico ma anche comportamentale. Perché quando un giovane si accinge alla scelta della facoltà universitaria come del percorso professionale da seguire, è necessario valuti nel migliore dei modi capacità e attitudini.

Affermazione, ambizione e realizzazione delle proprie qualità: ritrovarsi in un posto che non offre il necessario sviluppo a queste energie può avere conseguenze molto negative sia a livello di singolo lavoratore sia, più complessivamente, a livello aziendale.

“Nella società contemporanea, ha detto Stefano Giorgetti direttore di Kelly Services Italia, la soddisfazione rispetto alla propria condizione lavorativa gioca un ruolo sempre più importante.

Per questo diventa fondamentale che ciascuno cerchi di scegliere una professione nella quale riconoscersi. Inoltre i rapidi cambiamenti tecnologici, e non solo, che caratterizzano i tempi moderni rendono necessari momenti di aggiornamento e di studio che possono essere colti come opportunità solo se il lavoratore vive la propria professione in modo partecipativo”.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il