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Lavoro in Italia: sussidi disoccupazione e corsi di formazione tra i peggiori. Ma tanta flessibilità

Per quanto riguarda, poi, l’istruzione, la spesa media nel'Ue a 27 è il 5,1% del Pil. I paesi nordici spendono di più, noi siamo sotto con il 4,5



Italia sempre più nel baratro nell’assoluta ambiguità.

Il Rapporto annuale sullo Stato sociale fa il punto sulle politiche di welfare nel nostro paese: ciò che emerge dallo studio di quest’anno è che negli ultimi anni, in tutti i paesi economicamente avanzati, tra le classi dirigenti e la maggior parte degli economisti sembra prevalere la teoria che una serie di compiti che lo Stato si era progressivamente assunto nel corso del secolo passato debbano, invece, essere affidati ai privati, o come gestione o addirittura come responsabilità individuale.

Il Rapporto (edito dalla Utet Università) è una vera miniera di informazioni, statistiche e raffronti internazionali su diversi problemi.

In Italia la spesa degli ammortizzatori sociali rapportata al Pil è pari a circa un terzo della media europea e, per di più, è molto frammentata in trattamenti scoordinati che sono prevalentemente rivolti agli occupati della grande industria, lasciando più scoperte proprio le categorie di lavoratori più precarie.

La seconda voce è l'indennità di mobilità (1,6 miliardi) e la terza la Cassa integrazione straordinaria (0,9 miliardi).

Da un'analisi sulle iscrizioni all'Inps su un campione di collaboratori con mansioni generiche, è risultato che dopo un anno il 44% manteneva ancora lo stesso status e solo il 14% era diventato lavoratore dipendente privato; dopo cinque anni le due quote sono diventate rispettivamente 13 e 33%, ma solo il 28% di questi ultimi aveva un contratto a tempo indeterminato.

In tutti i paesi sviluppati, dall'ultimo decennio del secolo scorso, la spesa sanitaria (pubblica e privata) è aumentata più del Pil, a causa sia dell'invecchiamento della popolazione che dei progressi che hanno reso le cure più costose.

In Europa i valori più elevati sono in Francia (11,1%) e in Germania (10,7), i più bassi in Finlandia e Irlanda (7,5). In tutti i paesi europei la spesa è in media per due terzi pubblica, tranne in Grecia (43%), dove però la spesa complessiva su Pil è superiore alla media europea. Per quanto riguarda, poi, l’istruzione, la spesa media nel'Ue a 27 è il 5,1% del Pil. I paesi nordici spendono di più, noi siamo sotto con il 4,5.

Marianna Quatraro

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il