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Prezzi Petrolio: previsioni anche a 250 dollari. C'è paura di un attentato. Ma anche dell'Iran

Cresce il timore della guerra al petrolio. Il prezzo del barile di petrolio arriverà «presto» a 250 dollari, contro i 146 attuali.



Cresce il timore della guerra al petrolio. Il prezzo del barile di petrolio arriverà «presto» a 250 dollari, contro i 146 attuali. La previsione del numero uno del colosso del gas russo Gazprom, Aleksei Miller, è solo una delle tante che si susseguono in questi giorni.

Per bloccare i circuiti mondiali attraverso cui viene distribuito il petrolio, oleodotti sotterranei o via mare, con le navi cisterna, basterebbe un attentato terroristico, una calamità naturale o disordini locali.

I prezzi si impennano. I rifornimenti scarseggiano. E l'economia mondiale ne risente. Tutto sarebbe, bloccato, come ad un punto morto, tutto pronto per far esplodere una forte e grave crisi mondiale.

Oggi la maggior parte del petrolio arriva da sette Paesi: Arabia Saudita, Russia, Stati Uniti, Iran, Cina, Messico e Canada.

I giacimenti petroliferi in grado di produrre 1 milione di barili al giorno sono solo quattro e alcuni geologi prevedono che il picco del petrolio, ovvero il momento di massima produzione che precede il declino, sia ormai vicino. Perché la risorsa del mondo pare si esaurirà? Per il costo, troppo elevato, che sarà in grado di raggiungere?

La risposta è piuttosto semplice, se fino a qualche anno fa un guasto a una delle reti di distribuzione sarebbe stato facilmente risolto con un aumento di produzione, oggi le riserve in caso di emergenza non sarebbero sufficienti.

Marianna Quatraro

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il