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Pronti contro termine sempre più richiesti: cosa sono? Vantaggi e svantaggi

Pronti contro termine in forte crescita: non hanno rischi e durano quanto vuole il cliente. Ecco perché crescono. Si tratta di una forma di impiego che sta conoscendo un piccolo boom



Pronti contro termine in forte crescita: non hanno rischi e durano quanto vuole il cliente. Ecco perché crescono.

Si tratta di una forma di impiego che sta conoscendo un piccolo boom: dall'inizio del 2007 a marzo, secondo le rilevazioni più aggiornate della Banca d'Italia, gli impieghi in questa forma contrattuale sono cresciuti del 17,7%.

Il flusso netto in ingresso nei PcT, pari a 17,2 miliardi, ha portato le consistenze a quota 114,7 miliardi, solo 600 milioni di euro sotto il record storico segnato a febbraio.

I motivi per cui sta riscontrando questo grande successo sono molteplici. Si parte dalle condizioni attuali dei mercati finanziari, che conoscono periodi di incertezze e instabilità, favorendo forme alternative di impiego del denaro, per arrivare alle nuove strategie di marketing.


Nel contratto di pronti contro termine (PcT) una parte vende a un'altra una certa quantità di titoli (operazione 'a pronti') con contemporaneo obbligo di riacquisto della stessa quantità a una data prestabilito (operazione 'a termine') e a determinate condizioni di prezzo.

Oggetto della transazione sono di solito titoli di Stato o bond. La durata del contratto è breve, di solito qualche mese. Il venditore 'a pronti' e acquirente 'a termine' è una banca, mentre l'acquirente 'a pronti' e venditore 'a termine' è il risparmiatore. PcT non sono soggetti al rischio emittente, in quanto la banca è comunque tenuta a riacquistare a termine il titolo oggetto del contratto al prezzo prefissato anche se l'emittente sia andato in default o in fallimento durante l'operazione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il