Così si manifesta la sindrome da rientro

Recentemente ha affrontato il tema anche il Dott. Walter Pasini che ha descritto un quadro piuttosto allarmante sul fenomeno.



Nei giorni scorsi abbiamo già dedicato ampio spazio ai problemi legati al ritorno dalle vacanze, come il jet lag o, più in generale, come la sindrome da rientro.

Recentemente ha affrontato il tema anche il Dott. Walter Pasini, direttore del Centro Oms per la Medicina del turismo, che ha descritto un quadro piuttosto allarmante sul fenomeno.

A soffrire di stress da rientro sarebbe ben un italiano su due, anche se con effetti diversi a seconda dei soggetti.

Stanchezza, irritabilità, così come disturbi del sonno, paura del futuro, tachicardia, sudorazione eccessiva: sono questi i sintomi che possono colpire gli italiani appena rientrati dalle ferie.

Il disagio, in parte normale, dipende dalla necessità di un periodo di transizione in cui ritornare alle abitudini di tutti i giorni.

Come spiega Pasini, il nostro cervello deve fare uno sforzo per abituarsi alle nuove situazioni.

Anche la vacanza stessa può essere una fonte di stress, ma viene comunque compensata dalla voglia di godere di una settimana di mare, sole, riposo o divertimento. Non sempre però il periodo delle ferie soddisfa le aspettative e questo può creare sensazioni di frustrazione, delusione o aggressività, che si vanno ad aggiungere allo stress del ritorno sul posto di lavoro. Per non parlare delle lunghe code autostradali e del rientro nelle città nuovamente affollate e caotiche.

Secondo Walter Pasini, però, alcune semplici regole ci aiuterebbero a superare la sindrome da rientro:
 
1) Ricordare che i sintomi ansiosi sono probabilmente sindrome da rientro e accettarli;
2) Darsi tempo per recuperare la forma e l'efficienza psico-fisica e non sovraccaricarsi di lavoro nei primi giorni;
3) Prendere l'abitudine di affidare idee e progetti a un diario, a un computer portatile o a un registratore per non perdere la progettualità;
4) Concentrarsi su pensieri positivi relativi alle opportunità per i mesi successivi;
5) Evitare di proiettare su colleghi o familiari le sensazioni di disagio.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il