Prodotti alimentari stranieri in Italia, importazioni ed esportazioni: scontro cruciale Wto 2008

Dopo sei anni l’Organizzazione mondiale del Commercio si riunisce sulle rive del Lago Lemano.



Dopo sei anni di silenzio, è ripartita sulle rive del Lago Lemano nella sede del Wto, l’Organizzazione mondiale del Commercio, la tornata dei colloqui per organizzare e stabilire modalità di sviluppo e commercio internazionale.

Nel 2001 la situazione del dopo 11 settembre ha spinto i protagonisti dell’economia globale a studiare un modo per sostenere i poveri togliendo i dazi d’ingresso ai mercati alimentari dei ricchi. Con l’occasione, si è deciso di abbassare le barriere anche per i prodotti non agricoli, dalla scarpe alle auto, prospettiva che, se realizzata senza squilibri, potrebbe aumentare di 5 miliardi di dollari il fatturato internazionale delle nostre imprese.

 Mentre Ue e Usa cercano a fatica di smantellare i sussidi alle politiche verdi (Bruxelles vuol concedere un taglio del 75-85% entro il 2013; Washington offre il 66-73%), sul tavolo italiano è esplosa la grana dei ‘prodotti tropicali’ a tariffa annullata. Perché prodotti tropicali? Perché i grandi provenienza Asia sono convinti che patate, pomodori e riso siano prodotti che provengono dalle isole caraibiche. E' vero che il clima cambia e le abitudini seguono i cambiamenti climatici, ma se i prodotti italiani dovessero essere considerati tali e subire la concorrenza cinese, sarebbero destinati a scomparire. L’Italia è l’Italia.

Il Wto poi ha messo nella lista esotica, oltre patate e pomodori, anche riso, agrumi, frutta, zucchero. Gli uomini del ministero dell’Agricoltura hanno avviato un fitto carteggio coi servizi della commissario Ue Mariann Fischer-Boel, che alla fine pare abbia convinto Ginevra. Il risultato è che riso, arance, frutta e zucchero risultano fuori dalla lista, mentre per tuberi e pomodori la partita è aperta.

Se finisse così, cosa poco probabile, il primo effetto stimato sarebbe un aumento del 20% delle importazioni dei rivali cinesi e nordafricani di pachini, di cui siamo produttori numeri uno in Europa. Stesso discorso per le patate. Se l’OMC dovesse includere questi prodotti fra quelli tropicali verrebbero a cadere tutte le barriere. Anche per quanto il riso siamo primi come produttori.

Così i Paesi europei chiedono di alzare i dazi e i paesi emergenti chiedono equilibrio. Se prima l’accordo era tutto giocato fra Stati Uniti e Europa, ora bisogna tener conto anche della presenza degli altri. L’Italia, nel frattempo, si prepara ad una lunga sfida portando sulla tavola dell’Europa ben 14 prodotti su 41 presentati.

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di Marianna Quatraro Fonte: pubblicato il