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I migliori servizi medici e ospedalieri in ogni regione italiana: dal dentista a cure specializzate

L'accesso alle prestazioni sanitarie, la loro qualità e sicurezza, non sono garantiti uniformemente sul territorio nazionale.



L’Italia ancora una volta divisa, divisa per sistemi, divisa per organizzazione e per prestazioni. Sotto osservazione il settore sanità. L'Italia vive da anni il federalismo sanitario e i suoi squilibri perché  dal 2001 le Regioni hanno buona parte delle competenze in materia.

Secondo il Tribunale dei diritti del malato e Cittadinanza Attiva, che a questo argomento hanno dedicato un attento e approfondito studio specifico, l'accesso alle prestazioni sanitarie, nonché la loro qualità e sicurezza, non sono garantiti uniformemente sul territorio nazionale. E il Nord funziona meglio del Sud.

La differenza più lampante da vedere ogni giorno è quella che riguarda l’argomento ticket: alcune regioni del centro (Toscana, Umbria, Marche ed Emilia Romagna) non prevedono il pagamento del ticket né per le visite né per i farmaci, le grandi Regioni del Nord (Piemonte, Lombardia e Veneto) fanno pagare due euro per confezione e 4 per ricetta, mentre in Sicilia si arriva fino a 4 euro e mezzo per confezione.

Se, poi, il problema più grande è un mal di denti, non ci sono dubbi, trionfa il Trentino, dove hanno diritto a cure gratuite tutti i giovani fino ai 19 anni. In Emilia Romagna si fermano a 14 anni e gli interventi di implantologia sono garantiti solo a chi ha gravi traumi facciali.

Per le altre categorie tutte le Regioni prevedono diverse fasce di reddito che danno diritto all'esenzione totale o parziale. Meglio il Nord del Sud anche per quanto riguarda le strutture atte ad ospitare i malati terminali. Emilia Romagna in Italia. Il federalismo sanitario divide il nostro Paese anche per quanto le strutture destinate ad ospitare anziani e disabili gravi.

In Piemonte, ad esempio, i primi due mesi di ricovero sono a totale carico della Regione a prescindere dal livello di reddito. In Friuli Venezia Giulia c'è un contributo per l'aiuto familiare, cioè un fondo badanti, che può arrivare fino a 6 mila euro l'anno. La Regione Emilia Romagna va incontro anche alle famiglie che non riescono a sistemare il loro familiare nelle residenze.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il