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Giornali controllati dalla Camorra: denuncia di Saviano che attacca anche gli avvocati dei boss

Dopo aver denunciato crimini e vita di mafia nel best seller ‘Gomorra’, Roberto Saviano torna ad infiammare la platea dell’opinione pubblica con altre grandi rivelazioni.



Dopo aver denunciato crimini e vita di mafia nel best seller ‘Gomorra’, Roberto Saviano torna ad infiammare la platea dell’opinione pubblica con altre grandi rivelazioni che di mistero svelato hanno, però, oggi poco.

Lo scrittore chiude il Festival di Mantova con una pesante denuncia sul legame crimine- informazione e racconta la camorra a mezzo stampa. Saviano, camicia bianca e jeans, racconta come certa stampa locale si sia fatta megafono della camorra, con i suoi titoli e le allusioni.

Pochi giorni dopo l'omicidio di don Peppe Diana, Il Corriere di Caserta titola "Don Peppe Diana era un camorrista": sono le parole di un boss, compaiono fra virgolette, ma per il giornale hanno un crisma di verità. Quando viene arrestato, l'assassino del sacerdote, De Falco, viene definito ‘boss playboy’ e segue un pezzo sulle doti amatorie di altri camorristi. Quando è sequestrato il piccolo Tommaso Onofri, il giornale Cronache di Napoli titola: "Tommaso, il dolore dei boss”. Qualche giorno dopo viene trovato il corpo di Tommaso. Titolo su Cronache di Napoli: “Tommaso è morto: l'ira dei padrini”.

Gli avvocati dei boss che in aula hanno letto la lettera dei boss "sono qui in platea", dice Saviano. "Sono contento che vengano tutte le volte che parlo in pubblico. I vostri assistiti fateli venire direttamente, o pensate che io abbia paura? Ce lo diciamo sempre io e i miei ragazzi: noi non facciamo paura perché non abbiamo paura. È la letteratura che li terrorizza. Sono i lettori che fanno paura". La gente applaude in piedi, a lungo. Saviano si siede, le mani sul viso.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il