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Riforma contratti e aumenti stipendi basati su indice europeo e contrattazione con azienda

La proposta di Confindustria ai sindacati per le riforma dei contratti sembra ruotare intorno a due nuovi perni importanti



La proposta di Confindustria ai sindacati per le riforma dei contratti sembra ruotare intorno a due perni importanti: l’indice dei prezzi previsionale da prendere come riferimento nei rinnovi contrattuali, di durata triennale, depurato dalla componente energetica, e una clausola di garanzia per assicurare gli aumenti anche ai lavoratori esclusi dalla contrattazione integrativa.

Con un monitoraggio che garantisca il rispetto dei confini tra primo e secondo livello contrattuale.

Confermato, quindi, l'abbandono del riferimento all'inflazione programmata per gli aumenti del contratto nazionale, sostituita dall'Ipca, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo adottato dalla Commissione europea.

Tuttavia a Bruxelles le previsioni vengono fatte su base biennale, dovrà quindi essere individuato un soggetto indipendente al quale affidare la misurazione del costo della vita, almeno per il terzo anno.

Imprese e sindacati, inoltre, sono d'accordo sulla richiesta al governo di incentivare, attraverso detassazione e decontribuzione,  la quota di retribuzione legata alla contrattazione di secondo livello.

Per i lavoratori impiegati in imprese in cui non si fa contrattazione aziendale, la proposta di Confindustria prevede un meccanismo perequativo, come forma di garanzia.

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Autore: Marcello Tansini
pubblicato il