Tangenti in Italia inchiesta Espresso 2008: viaggi, sesso, consulenze e appalti le nuove forme

Oggi la corruzione sembra aver trovato in Italia, secondo un’inchiesta condotta dall’Espresso, altre strade di pagamento, dagli appalti alle consulenze, dai viaggi al sesso.



L'ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio che volava in elicottero e faceva viaggi all'estero, pagati dal titolare di un'agenzia di viaggi che voleva avere un appalto dal suo ministero, inchiesta sull’Autobrennero, ‘favori’ elettorali, i presunti sei milioni di euro di tangenti pagati a Ottaviano Del Turco dal re delle cliniche abruzzesi Vincenzo Angelici.

Erano gli anni Novanta ed era l’epoca Tangentopoli: politici, imprenditori, implicati in giri di corruzioni, ‘mazzette’ e tangenti che colpivano ogni aspetto della vita italiana. Scoperti, processati, condannati. Oggi la corruzione sembra aver trovato in Italia, secondo un’inchiesta condotta dall’Espresso, altre strade di pagamento, dagli appalti alle consulenze, dai viaggi al sesso. Con un danno annuale di 50 miliardi.

Nel giro di un solo anno, secondo una classifica stilata da Transparency International, l’Italia ha perso ben 14 posizioni tra i paesi a minor tasso di corruzione. Secondo la Banca mondiale, in Italia i reati contro la pubblica amministrazione costano alla collettività 50 miliardi di euro all'anno. La forma giuridica più usata per ammantare di legalità la corruzione è la consulenza.

Per la Corte dei conti il fenomeno è in espansione e la diminuzione delle condanne certo non esalta il lavoro dello Stato. Perché? Perché il Belpaese non ha mai risposto adeguatamente alle diverse convenzioni internazionali, come quella di Strasburgo del 1999, ideate per arginare il fenomeno. Romano Prodi ci aveva provato nel 2007 con un disegno di legge che prevedeva due grandi novità: pene severe per la corruzione tra privati (per esempio la mazzetta versata a un banchiere per ottenere un prestito) e per il traffico d'influenza, cioè le bustarelle allungate a chi sostiene (anche millantando) di poter condizionare un amministratore. Ma con l'arrivo di Berlusconi la riforma è finita nel cassetto.

 E non finisce qui, perché è stato lo stesso presidente del Consiglio a insistere nella presentazione di un decreto che bandisse le intercettazioni telefoniche dalle indagini. E’ l’Italia che non vuole, dunque, combattere la corruzione? O i politici vogliono ancora mantenere riserbo sui loro ‘affari’?

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di Marianna Quatraro Fonte: pubblicato il