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Concorsi statali: a parità di requisiti e competenza passa chi risiede più vicino

Federalismo nei concorsi statali: si rafforza il criterio di territorialità anche nelle opportunità di lavoro.



Prove per concorsi, decine, centinaia a volte, i candidati, stessa età, stessi percorsi formativi, stesse referenze, provenienze diverse. Così se il concorso si svolge a Torino, fra un torinese, un palermitano e un abruzzese, per esempio, si privilegerà il torinese. Se, invece, il concorso si svolgesse a Palermo, si preferirebbe il palermitano.

Ed ecco le prime forme di quel tanto voluto federalismo che parte già dai concorsi statali. Potrebbe valere come principio, quello della territorialità che punta allo sviluppo, ma non valere se si considera che l’offerta di lavoro è maggiore al nord e che quindi a parità di curriculum, un ragazzo del sud sarebbe, comunque, considerato sempre meno vista la distanza della sua residenza.

I deputati leghisti voluto rafforzare il criterio della territorialità e hanno chiesto e ottenuto l'approvazione di un sub-emendamento (il 37.2) che si aggiunge a quello che stabilisce che ‘costituisce titolo preferenziale la residenza nelle regioni per i posti ivi banditi’.

Si tratterebbe di nuova norma che impedisce al cittadino italiano di poter partecipare a concorsi su tutto il territorio nazionale, ponendo limiti territoriali.

Una norma, decisamente, anticostituzionale che, contro qualsiasi direttiva europea giacchè viola anche il diritto comunitario che assicura la libera circolazione dei cittadini tra gli Stati anche nel lavoro, limita alla sola regione di residenza la libera circolazione delle lavoratrici e dei lavoratori.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il