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Malattie e influenza in ufficio: meglio stare a casa. Anche i capi sono più contenti

In Italia cresce la lotta ai fannulloni, in altri Paesi se si è malati meglio rimanere a casa, lo consiglia anche il capo.



Quella in arrivo è stata definita da esperti e studiosi del settore come la peggiore influenza degli ultimi anni. L’allarme cresce e c’è già chi ricorre ai vaccini. Nel caso in cui si dovesse contrarre la malattia, dunque, meglio stare a casa.

Se in Italia si sta facendo una sorta di ‘caccia alle streghe’ nei confronti dei cosiddetti fannulloni, tanto che dopo dieci giorni di malattia bisogna esser tutti di nuovo pronti sul proprio posto di lavoro,da qualche altra parte del mondo c’è chi pensa prima alla salute.

Secondo i risultati di un sondaggio lanciato dalla Camera di Commercio britannica, su mille dirigenti intervistati 750 hanno dichiarato di non apprezzare da parte dei propri dipendenti il lavoro a tutti i costi, anche quando si è in condizioni di salute decisamente precarie.

Il lavoro da malati è scarsamente produttivo, si rischia di disturbare i colleghi con lamenti e si spargono germi che così potrebbero colpire i colleghi (le risorse umane cioè) e dar vita ad un effetto domino che recherebbe solo danno all’azienda o impresa in questione. Così, se si è affetti da febbre, tosse, o si starnutisce, meglio rimanere a casa qualche giorno in più in attesa di una completa ripresa piuttosto che recarcisi febbricitanti sul posto di lavoro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il