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Proteste Università non si fermano dopo decreto Gelmini. Provvidimenti per studenti fuoricorso?

Nuovo sciopero generale contro la riforma dell'università il prossimo venerdì. Studenti e professori dicono no ai tagli.



Continuano le proteste contro le nuove riforme del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, su scuola e università. E gli scioperi da parte di studenti e professori in tutte le città di Italia continuano a farsi sentire.

Da Milano a Roma, da Torino a Palermo: il movimento che vuole dire no ai tagli della riforma della scuola si è tutt’altro che placato. Nemmeno la tardiva e timida apertura del ministro Gelmini, con il decreto su università e ricerca, è servita a calmare la protesta pacifica. Ma a nutrire dubbi sulle reali intenzioni del governo non sono solo gli studenti. Anche il Partito Democratico vede con giustificata diffidenza le aperture del ministro Gelmini.

E per venerdì 14 novembre è stato annunciato l’ennesimo sciopero generale dei sindacati e un mega corteo a Roma contro i tagli e la riforma dell’università. Continua, dunque, la lotta dura contro i nuovi cambiamenti dell’istruzione in Italia che andrebbe, secondo molti, a favorire solo una determinata fascia di studenti e a penalizzarne un’altra. Quando, invece, il diritto allo studio dovrebbe essere uguale per tutti. E mentre la Rete degli studenti insiste nel chiedere il ritiro dei decreti, proseguono le iniziative alternative.

Nel frattempo il ministro Gelmini continua ad affermare la necessità di conferire a scuole e università il rinnovato ruolo di educatrici per meriti ed educazione. Secondo la Gelmini, infatti, devono andare avanti solo coloro che lavorano seriamente impegnandosi nei loro studi, non i cosiddetti ‘parcheggiati’.

Secondo gli ultimi dati forniti dall’Istat, infatti, nel 2006, il 66% dei 271 mila 115 laureati ha terminato fuori corso. Gli iscritti all'università fuori corso (dati Censis) sono passati dai 121 mila 508 del 2003-2004 ai 245 mila 604 del 2004-2005 (+102,1%) e nel 2005-2006 dovrebbero superare le 300 mila unità, con un incremento pari al 37,6%.

L’introduzione dei corsi di laurea brevi hanno contribuito ad attenuare il fenomeno della laurea in ritardi che, problema principale, incide anche sui costi di gestione degli atenei. Ed è questo aspetto che farà parte del cambiamento. Secondo il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, la riforma Gelmini sulla scuola taglia alcuni costi e rimette a posto i numeri. Ma non bisogna fermarsi qui. È necessario varare una riforma sul merito, sull’efficienza e sulla qualità.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il