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Concorsi università per ricercatori e dottorati. Finti e falsati spesso. Indagine

fuga dei cervelli dall'Italia per mancanza di ricerca e valorizzazione dei talenti. Cosa accade nel Belpaese.



Sono ormai anni che la questione è sul tavolo ‘dell’inquisizione’ e dell’informazione. I test universitari falsati sono quelli che stanno creando sempre più scandalo in Italia, e soprattutto in Facoltà (come Medicina e sue branche) impegno, serietà e passione dovrebbero essere il motore primo per la scelta del percorso formativo.

Accanto ai test di ingresso, sotto accusa anche i concorsi per ricercatori e dottorati. Troppi coloro che vengono ‘spinti’ a farli e superarli, troppo pochi coloro, invece, che valgono e non vedono sbocchi. Le nostra università sono, nonostante le polemiche e le inefficienze a volte dichiarate ma non vere, una miniera d'oro di talenti.

A dimostrarlo sono soprattutto i grandi successi raggiunti dai ragazzi italiani appena varcati i confini italiani. E’ questo movimento migratorio che da vita alla cosiddetta fuga dei cervelli, cercata da tutti coloro che ‘vogliono’, ‘ambiscono’, e che qui non si sentono valorizzati. La soluzione è cercare altre strade per arrivare al traguardo tanto ambito: la propria realizzazione.

L'incapacità di valorizzare il suo patrimonio di ricerca ha come conseguenza diretta in Italia lo svilimento del settore. Secondo i dati di un’ultima indagine condotta, tra il 1990 e il 2005 gli investimenti complessivi pubblici-privati in ricerca e sviluppo (R&S) sono cresciuti da 8,8 a 15,6 miliardi ma il rialzo, depurato dell'inflazione, è stato un modesto 4%.

Inoltre, mentre il nostro paese cammina, il resto del mondo corre: Francia, Germania e soprattutto Spagna volano e confidano molto più nel futuro, investendo non poco in ricerca e università, base della costruzione di un domani diverso e migliore.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il