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Qualità e sicurezza alimenti in Italia: i consorzi di controllo partecipati dai produttori

Il sistema che autentica i tesori alimentari 'Made in Italy' sembra non essere abbastanza per soddisfare le garanzie di consumatori.



Chianti finto, mozzarella alla diossina, miscugli di oli spacciati per extravergine: il sistema che autentica la bontà dei tesori dell'alimentare 'Made in Italy' sembra non essere abbastanza per soddisfare le garanzie di consumatori e controlli.

Secondo un’indagine condotta da L’Espresso, le ispezioni sul rispetto delle regole di produzione e sui pericoli per la salute sono poche, anche a causa della mancanza di indipendenza degli organismi che assegnano gli agognati bollini. Ma i consumatori sono disposti a pagare a caro prezzo gli alimenti marchiati perché si aspettano che la qualità sia totale, dagli ingredienti alle procedure.

Purtroppo, però, questa qualità non sempre viene garantita. L'inchiesta de 'L'espresso' parte da prodotti tipici come il Parmigiano Reggiano che, insieme a Prosciutto di Parma, al San Daniele e al Grana Padano pesa sul 70 per cento del fatturato complessivo (ben 9 miliardi di euro) del sistema Dop. Le forme più famose del mondo sono autenticate dal 'Dipartimento Controllo qualità Pr'.

Il numero delle verifiche messe a segno è notevole: nel 2007 sono arrivate a quota 2.589. Peccato che gli ispettori disponibili siano solo otto, e in media riescano a visitare un'azienda ogni due anni. Spesso l’intreccio degli interessi fra enti di controllo e consorzi sono notevoli e da qui nasce l’imbroglio su test e analisi che non sempre arrivano a dichiarare ciò che realmente è il prodotto.

Autore:
Marianna Quatraro

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Autore: Marianna Quatraro
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