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Cassa integrazione e licenziamenti in Italia per la crisi: le prime aziende a rischio

La grande crisi colpisce il mondo del lavoro: la situazione è allarmante. Le previsioni ancora peggio.



La grande crisi colpisce il mondo del lavoro: la situazione è allarmante. Le previsioni ancora peggio.

Cala la produzione industriale (-1%a settembre) dell’export, 4.562 le aziende fallite tra gennaio e giugno 2008 (erano 4.294, dice Unioncamere), calano le  vendite del commercio al dettaglio, dell’accumulazione di capitale (-0,2% nel secondo trimestre), migliaia i posti di lavoro perduti, e sono circa 1108 le imprese che hanno già fatto domanda al ministero per poter usufruire della Cig straordinaria.

Dunque, se la cassa integrazione è ordinaria, la Cigo, serve a un’impresa in crisi transitoria, che dura al massimo qualche mese, se, invece, la crisi è strutturale, c’è la Cig straordinaria, che può durare anche due o tre anni. Poi c’è la mobilità, ma il posto di lavoro non c’è più.

Ma non tutti i lavoratori, non tutte le imprese, non tutti i settori produttivi godono di questa rete di protezione. E allora pian piano iniziano a crollare piccoli e grandi del mondo industriale e aziendale. Qualche esempio?

A Torino la Motorola chiude il centro di ricerca, la Antonio Merloni di Fabriano è commissariata, Electrolux  chiude uno stabilimento a Scandicci e taglia in Veneto. In crisi la ceramica in Emilia e il piombo zinco e alluminio in Sardegna. E ancora: passione per il settore Made in Italy: Prato, la lana di Biella, la seta a Como, le calzature a Lecce e Fermo, la maglieria a Carpi, l’occhialeria a Belluno.

Crisi anche per il settore automobilistico: a Torino fermi (in Cig) 27mila lavoratori di 450 fabbriche metalmeccaniche, mentre 5.000 precari sono fermi a casa, ferma la Ergom a Termini Imprese ma in crisi anche il colosso statunitense Gm. E’ davvero crisi grave.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il