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Licenziamenti precari e lavoratori contratti a progetto solo se c'è la giusta causa in casi di crisi

In caso di crisi aziendale, si salva il lavoratore con contratto a termine: lo dice la Cassazione. Il caso.



In caso di crisi aziendale, si salva il lavoratore con contratto a termine. Infatti, nel  caso di riassetto organizzativo dell’azienda, la tutela più importante sembra essere quella concessa ai dipendenti assunti a termine.

Questa condizione viene messa in luce da una sentenza della sezione lavoro della Cassazione che ha confermato la decisione della Corte d’appello di Torino a favore di una lavoratrice stagionale di un ristorante di Alessandria. I giudici, nelle motivazioni della sentenza, precisano che il lavoratore a tempo determinato può essere licenziato solo per giusta causa, cioè solo se il dipendente compie qualche sciocchezza evidente.

Il caso esaminato dalla Cassazione riguarda una donna di Alessandria che era stata assunta con contratto stagionale, dal febbraio al settembre 2000, da un ristoratore. Nel contratto stipulato erano previsti anche vitto e alloggio a carico del datore di lavoro. Dopo qualche mese, però, proprio per riorganizzazione aziendale, Alessandra sarebbe stata licenziata. Ma il tribunale ha annullato il licenziamento e riconosciuto alla donna un risarcimento per essere stata costretta a trovarsi una casa avendo perso l’alloggio di servizio. 

La sentenza emessa è stata poi riconfermata in appello, con risarcimento ridotto, però, a circa 8500 euro.  Non si arrende, tuttavia, il ristoratore e decide di ricorrere in Cassazione. La Corte  respinge il ricorso e spiega, inoltre, che le norme che consentono di licenziare i dipendenti in caso di riorganizzazione aziendale e di soppressione di determinate mansioni, se possono essere valide per un lavoro a tempo indeterminato, non valgono per i lavoratori a tempo determinato.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il