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Cambiare operatore elettricità: su bolletta risparmio ancora basso. Scelto da 2 milioni

Circa 2 milioni di italiani, tra famiglie e imprese, cambiano operatore di elettrictà. Come fare.



Negli ultimi mesi si sono scatenate le campagne pubblicitarie che incitano a cambiare il proprio fornitore di elettricità, anche se la liberalizzazione del mercato elettrico in Italia è partita dieci anni fa, con il via libera, nell’aprile 1999, al cosiddetto decreto Bersani.

E sono circa 2 milioni tra famiglie e imprese italiane che hanno optato per questa scelta solo l’ultimo periodo, quello relativo alla fase di completamento della liberalizzazione (scattata il 1° luglio 2007). Si tratta di 1 milione 200 mila famiglie e 800 mila imprese, secondo gli ultimi dati (a fine 2008) dell’Authority per l’energia, che commenta “Un numero importante soprattutto se confrontato con gli altri Paesi europei, che porta il tasso di switching medio nazionale al 6% per il primo periodo post apertura, in linea con le migliori esperienze del Continente, come per esempio quella inglese di un decennio fa.

Tenuto conto che l’apertura del mercato italiano alla concorrenza è ancora giovane, il trend lascia ben sperare”. La riduzione dei prezzi si riferisce sempre e solo alla componente energia, ma questa costituisce solo una delle quattro voci principali che determinano il costo finale della bolletta. L’ energia al 64,4% del costo totale di un kilowattora comprende, infatti, i costi di trasmissione e distribuzione (14,5%), gli oneri generali di sistema (7,2%, che prevedono anche le spese per la dismissione delle centrali nucleari, gli incentivi per lo sviluppo del fotovoltaico e altre componenti, cui si aggiungono, infine, le imposte, che gravano su ogni bolletta della luce con una percentuale del 13,9%.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il