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Dipendente e capo ufficio: se reagisce ai rimproveri anche con insulti non può essere licenziato

Nuova sentenza della Cassazione: se il dipendente risponde male al capo non deve essere licenziato. Il caso.



La Corte di Cassazione si mostra comprensiva nei confronti dei dipendenti vittime dei datori di lavoro troppo esigenti: secondo l’ultima sentenza, se il capo rimprovera troppo spesso il dipendente, la sua eventuale reazione non merita il licenziamento.

Anche se il lavoratore si rivolge al suo superiore con l’espressione: ‘ma chi c... ti credi di essere?’, questa può essere considerata una ‘reazione emotiva istintiva’. Con questa sentenza i giudici della Cassazione hanno confermato il reintegro in servizio di un dipendente di una casa di cura di Napoli (Alma Mater Villa Calmaldoli) che nel 2002 era stato licenziato.

Il dipendente aveva risposto all’amministratore della struttura che gli aveva rimproverato alcune mancanze: Chi c... ti credi di essere? Se sei un uomo esci fuori! Se no non ti faccio campare più tranquillo!’. All’ora i giudici di merito avevano ritenuto, sia in primo sia in secondo grado, che questa espressione non meritasse il licenziamento per insubordinazione.

Tesi che poi la Cassazione ha condiviso respingendo il ricorso della società Alma Mater. La spiegazione fornita è stata che le espressioni irriguardose ma non minacciose possono essere reazioni puramente eotive, e pertanto non controllabili nel momento stesso imputato.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il