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Quando c'è mobbing sul lavoro? Se il capo rimprovera spesso e urla davanti ai colleghi

La Cassazione ha confermato: il capo che rimprovera continuamente con toni pesanti e davanti ad altri colleghi un proprio dipendente rischia una condanna per mobbing.



La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza secondo cui il capo che rimprovera continuamente con toni pesanti e davanti agli altri colleghi di lavoro un proprio dipendente rischia una condanna per mobbing.

Con il termine mobbing si indica una serie di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso.

In base a questa definizione, la Cassazione ha confermato la condanna per mobbing di un'azienda milanese perchè una sua dirigente aveva vessato per mesi una dipendente destinataria di una serie di sanzioni disciplinari culminate nel licenziamento.

Quando la donna aveva fatto denuncia del mobbing da parte della sua superiore, già il giudice di primo grado e la Corte di appello di Milano avevano riconosciuto i danni condannando l'azienda al risarcimento per 9.500 euro perchè 'eccessivi' sia i provvedimenti disciplinari sia il licenziamento. Secondo i giudici d'Appello era chiaro come il ‘clima aziendale nei confronti della signora fosse stato pesante, dato che i rimproveri orali da parte dei superiori venivano effettuati adottando toni pesanti ed in modo tale che potessero essere uditi dagli altri colleghi di lavoro'.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il