Pedofilia online a Bologna: arrestato in flagranza di reato in un Internet Point

Lo hanno beccato con le mani in un sacco pieno di orrore. E di tristezza. Foto di bambine e bambini costretti a prestazioni sessuali con adulti.



 Lo hanno beccato con le mani in un sacco pieno di orrore. E di tristezza. Foto di bambine e bambini costretti a prestazioni sessuali con adulti.

Lo hanno preso in un Internet Point di Bologna, mentre 'lavorava' in un programma di condivisione di file molto comune e dunque accessibile a chiunque, soprattutto ai ragazzi che provano a scaricare musica. E l'arresto in flagranza e' un fatto cosi' straordinario (forse il primo in Italia) che crea problemi di natura giuridica. Mancano i precedenti.

Tanto che l'uomo, un operaio di 31 anni residente a Bologna ma originario di un'altra citta', e' gia' agli arresti domiciliari e per non danneggiare le indagini (e soprattutto per tutelarne l'incolumita') la procura e la Polizia Postale non danno di lui nemmeno le iniziali del nome. E' accaduto l'altro pomeriggio alle 13.20.

L'arresto, si puo' dire, e' frutto delle recentissime innovazioni legislative per contrastare fenomeni di eversione e terrorismo. Nel mirino gli Internet Point e i Call Center, luoghi che hanno sostituito i vecchi posti telefonici pubblici e che vengono usati anche da malintenzionati che nel mucchio e' difficile individuare.

Il questore di Bologna Francesco Cirillo ha dato disposizioni precise e gli 80 centri Internet cittadini da agosto vengono passati al setaccio. E' cosi' che agenti della Questura e della Polizia postale si sono imbattuti in questo giovane che aveva fatto insospettire altri frequentatori del Centro pubblico di connessione telematica di via S.Vitale, nel pieno centro cittadino, gestito da un pakistano.

Si cercano eversori e terroristi, nella rete e' caduto un pedofilo telematico. Restava solo di coglierlo sul fatto. Il Centro e' stato posto sotto sorveglianza e l'operaio 31enne e' stato individuato l'altro ieri, quando verso l'ora di pranzo e' entrato nel locale.

Gli agenti lo hanno lasciato 'lavorare' e quando il giovane ha cominciano a scaricare e a divulgare foto e filmati osceni lo hanno bloccato. Lui ha cercato di negare, ma l'evidenza era li', sullo schermo, sulle sue ultime manovre telematiche. La cosa preoccupante, dice la Polizia Postale, e' l'utilizzo di un file condiviso, nel caso specifico il popolarissimo 'eMule', utilizzato dai ragazzi che si scambiano file musicali.

Lui, fingendo di mettere a disposizione il suo repertorio di cd, sotto la chiarissima parola 'pedo' in realta' metteva ben altro, aggiungendo richiami ai bambini e alle loro eta', 12-10 anni, ma anche 6 e 5. ''Materiale veramente pesante'', ha detto il comandante della Polizia postale di Bologna, Antonio Apruzzese. E' bastato un brevissimo sguardo sulle foto stampate per vedere che era effettivamente cosi'.

Materiale divulgato per una rete di appassionati di questo orrido genere ma sul quale e' facile che un ragazzo, anche solo per curiosita', per il gusto del proibito, ci possa cadere. L'operaio, che ha anche un precedente specifico, che vive da solo ''in condizioni di marginalita''', e' stato arrestato su disposizione del Pm Gestri: ieri l'arresto e' stato convalidato ma il giudice ha disposto il passaggio agli arresti domiciliari.

La perquisizione della sua abitazione ha dato buon esito: e' stato trovato altro materiale agghiacciante, occultato in maniera che dimostra notevole dimestichezza con le nuove tecnologie, memorie pesanti e facilmente occultabili, supporti informatici tipo carte telefoniche.

Ora l'indagine prosegue per capire se l'uomo ha prodotto in proprio il materiale pedo-pornografico, anche se i bambini coinvolti sembrano avere tratti dell'Est europeo e dell'Estremo Oriente, e per risalire ad eventuali complici e alla rete di contatti su Internet.

Per questo non viene diffuso il suo nome e nemmeno il 'nickname', il soprannome con cui si muoveva nel web. Ma c'e' un'altra ragione, spiega la Polizia. Certi reati sono particolarmente odiosi e spesso chi li commette viene esposto a punizioni 'ambientali'. Insomma, non se ne vuole creare un mostro, ma non lo si vuole nemmeno rendere una vittima. (AGE) ANDREA NUNZIATA

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