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Manager e crisi economica: come è la situazione all'interno delle aziende? Cosa è cambiato?

Dal potere alle difficoltà economiche: la nuova condizione dei grandi manager.



Sono bastati pochi mesi perché perdessero potere, soldi e reputazioni, pochi mesi per trasformarsi da grandi manager a ‘colpevoli’ dei vari fallimenti finanziari che hanno colpito i colossi e le grandi aziende.

Dalle realtà americane a quelle nostrane. Alla Goldman Sachs i dirigenti si sono visti imporre un tetto di 20 dollari per la fattura dei ristoranti e il diritto a farsi riportare a casa dalla limousine aziendale è stato limitato a chi si ferma in ufficio fino alle 10 di sera. Gli avvocati del celebre studio legale Liner Yankelevitz Sunshine e Regenstreif di Los Angeles hanno perso, invece, il benefit del massaggio shiatsu.

Dagli Usa all’Europa, Josef Ackermann, il numero uno della Deutsche Bank, il più pagato con i suoi quasi 20 milioni, l'anno scorso è sceso a un milione e 400 mila euro. In Italia, l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, ha deciso di rinunciare alla parte variabile dello stipendio, mentre Luca Cordero di Montezemolo, presidente Fiat, e Sergio Marchionne, ad Fiat, si sono dimezzati i compensi per il 2008. Stessa cosa per Dieter Zetsche della Daimler.

I risultati di una ricerca condotta da Manageritalia mette in evidenza come il 10,4% dei grandi manager teme per la propria incolumità sul luogo di lavoro e il 13,7 non si sente sicuro neanche fuori dall'ufficio. Inoltre, oltre la metà di loro (il 50,7%) ritiene possibile un ritorno del terrorismo (basti pensare agli ultimi episodi di sequestro lampo di grandi esponenti della categoria) e nove su cento pensano che i principali responsabili della caccia al manager siano i media, pronti sempre a ‘sbattere’ in prima pagina i clamorosi casi di disagi economici.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il