BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Sanità in Italia: Report su Rai tre denuncia i casi peggiori e i migliori. Video trasmissione.

La denuncia di Report su malasanità e casi clamorosi. La puntata di ieri.



‘La cura’ è il titolo della puntata di Report andata in onda ieri sera su Rai Tre per denunciare i casi di malasanità in Italia da Nord a sud, gli sprechi, la corruzione, il malfunzionamenti dei sistemi sanitari regionali. A partire dal clamoroso caso della regione Calabria, il cui deficit sanitario ha raggiunto una cifra esorbitante. Un dato vince su tutti ed è quello che rende il quadro della situazione e lascia senza parole: su 39 ospedali presenti in Calabria, 36 non sono in regola.

Ospedali fatiscenti che cadono a pezzi, qualche struttura deserta, 39 ospedali per 2 milioni di abitanti, 36 dei quali irregolari, 52.000 calabresi che ogni anno vanno fuori a farsi curare, in Lombardia o Emilia Romagna, un deficit che supera i 2 milioni ma che un Loiero, presidente della Regione, imbarazzato non risece nemmeno a quantificare. Sono questi solo alcuni degli aspetti emersi cui si aggiunge la grande parte di responsabilità di chi gestisce la sanità calabrese: sprechi, personale in più, poco interesse alle strutture, soldi degli investimenti stanziati per gli ospedali che finiscono, invece, chissà dove.

Alberto Nerazzini ha girato l’Italia, dalla Calabria, dove è addirittura difficile quantificare il deficit, alla Lombardia, la prima ad aprire la competizione tra sanità pubblica e privata e ha visitato alcune delle realtà (IRCS) che dovrebbero rappresentare il fiore all’occhiello del Servizio sanitario nazionale. Si tratta degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico finanziati dal ministero perché affiancano la ricerca alla cura dei pazienti.

Dal viaggio compiuto emerge la fotografia di una Calabria soggetta, in cui servirebbero scelte coraggiose e nuove nomine di quei direttori generali che, invece, vengono pescati sempre in quei ristrettissimi elenchi di ‘sacerdoti’ che gravitano attorno alla cosa pubblica calabrese, spesso alla sanità calabrese, da decenni.

Il direttore di un' Azienda sanitaria,  quella di Locri reduce dalla bufera antimafia che ha individuato ruberie e sprechi anche nell'ordine del 900% di ricarico per gli ordinativi, Giustino Ranieri, pagato con soldi pubblici e chiamato ad amministrare un' azienda sanitaria pubblica, si è rifiutato di fornire un qualsiasi documento di acquisto al giornalista che glieli chiedeva, dimostrandosi anche sprovveduto di cose mediatiche nella misura in cui prima ha richiesto che venisse sistemata in uno sgabuzzino la telecamera (rimasta comunque accesa a sua insaputa), poi ha registrato la chiacchierata col telefono cellulare e poi avrebbe preteso che il giornalista firmasse un documento col quale si impegnava a non rendere pubblico il contenuto della chiacchierata.

Questa è solo una dimostrazione di quanto siano vere le parole di chi parla di ‘due Italie’ in una. L’assurdità è che mentre il deficit calabrese raggiunge somme improponibili, il sistema sanitario ‘obbliga’ chi deve curarsi e farlo bene a ‘espatriare’ verso le regioni del nord, proprio li, in quella parte di Italia dove si corre, si lavora, si produce, proprio li, in Lombradia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, la sanità non ha deficit, la ricerca va avanti e produce risultati soddisfacenti, le strutture private, insieme ad alcune pubbliche, stanno raggiungendo sempre più livelli di eccellenza.

Basti pensare al San Raffaele di Milano. E allora ci si chiede: quale sanità avremo nei prossimi anni’ Quali sono i tagli che il governo ha deciso? E soprattutto: i tagli sono stati fatti dopo un’azione seria di verifica degli sprechi? Nel frattempo, il nostro sistema sanitari si barcamena tra regioni cosiddette virtuose e regioni sprecone, quelle che sono commissariate oppure sottoposte ai Piani di rientro.


Marianna Quatraro

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il